“Le spiegazioni di Alessio Mantineo appaiono fantasiose”. Nell’ordinanza del Gip Fiorentino il perchè del carcere per il giovane accusato di aver tentato di bruciare l’ex. Ylenia Bonavera smentita pure dalla zia: “Mi ha detto: Chi è stato, chi è stato… è stato Alessio”. E dalle amiche

Download PDF
Ylenia Bonavera e Alessio Mantineo

Ylenia Bonavera e Alessio Mantineo

“E’ vero sono andato a prendere la benzina al distributore nella notte tra sabato e domenica ma era perché ero rimasto a secco e così mi sono fatto prestare un scooter per comprare la benzina necessaria a far ripartire il mio”.

Alessio Mantineo, il ragazzo di 26 anni accusato di aver cosparso di benzina e dato fuoco alla ex fidanzata Ylenia Bonavera all’alba di domenica, non si aspettava che gli inquirenti avessero scovato le immagini che lo mostravano intento a comprare un litro di benzina nell’hard disk del sistema di registrazione del distributore Eni di Contesse (abbastanza lontano dall’abitazione della ex, sita a Bordonaro), alle ore 4 e 24 minuti. Esattamente un’ora e mezza prima che Ylenia, dolente per le ustioni sulle gambe, chiedesse (alle ore 6 circa) aiuto alla vicina di casa.

L’accertamento investigativo è stato messo a disposizione della difesa solo nella mattina di oggi, poco tempo prima dell’interrogatorio.

Tuttavia, il giovane, non si è scomposto fornendo una spiegazione anche di questo.

La spiegazione, però, non ha incantato il Giudice per le indagini preliminari Eugenio Fiorentino che al termine dell’interrogatorio ha disposto per lui gli arresti in carcere. “L’indagato non ha saputo dire da chi avesse preso in prestito il motorino, né ha saputo descrivere le sue fattezze. Il suo racconto è inverosimile, come fantasiosa appare la ricostruzione di quanto accaduto durante la giornata di domenica, in cui l’indagato si è reso irreperibile, non rispondendo al telefono e non tornando a casa”, ha motivato il Gip.

D’altro canto, le immagini al distributore, riscontrate con il riconoscimento di Mantineo da parte del benzinaio che lo ha servito, hanno solo aggravato il quadro indiziario che già gli uomini della polizia avevano costruito al momento del fermo, avvenuto la sera di domenica.

La versione ufficiale di Ylenia a freddo

La versione già traballante (vedi articolo) che la vittima aveva fornito qualche ora dopo il fatto agli inquirenti è stata ancor di più smentita da altre testimonianze raccolte successivamente al fermo.

Interrogata in ospedale dalla polizia qualche ora dopo l’accaduto, la ventiduenne, che non è stata mai in pericolo di vita, ha indicato come autore del gesto criminale “un uomo di 26/27 anni, di cui non ho riconosciuto l’identità né il possibile movente, a cui ho aperto la porta di casa alle 5 di mattina”. “Non è stato Alessio”, ha comunque sottolineato. La stessa verità l’ha ribadita nel corso delle decine di interviste televisive che ha rilasciato dal letto di ospedale.

La testimonianza (nuova) della zia

Chi è stato, chi è stato….è stato Alessio“. Non solo alla mamma, alla presenza del medico del Policlinico che la stava medicando, e alla vicina di casa che l’ha soccorsa, ma anche alla zia Enza Bonavera, arrivata in ospedale nel pomeriggio di domenica, Ylenia ha rivelato, invece, che l’autore del gesto criminoso è stato proprio il suo ex fidanzato. E’ stata la stessa zia a raccontarlo agli inquirenti. “Ho chiesto a mia nipote chi fosse stato e lei guardandomi in faccia ha proferito la seguente frase: “Chi è stato, chi è stato….è stato Alessio“.

La testimonianza della zia si unisce a quella della mamma, del sanitario del Policlinico e della vicina di casa ottantenne, alla cui porta quella notte aveva bussato per due volte, in stato confusionale, prima che l’ultima volta si presentasse ustionata, inducendo la donna a chiedere l’intervento del 118.

I tre, mamma, medico e vicina aveva raccontato alla Polizia che Ylenia aveva loro confidato che era stato Alessio a cospargerla di benzina e a darle fuoco. Ha riferito, infatti, agli agenti la mamma Nunziata Giorgio Piluso: “Non appena il medico ha iniziato a pulire le ustioni Ylenia per il forte dolore ha cominciato a raccontare: “Dopo tre mesi che ci eravamo lasciati lui mi ha cercato e siamo andati a ballare all’Officina. Ci siamo divertiti e poi siamo tornati a casa. Qui abbiamo litigato e gli ho detto “Vattene non voglio più stare con te“. Dopo un quarto d’ora è tornato e mi ha buttato la benzina. Ho spento il fuoco con le mani e poi ho chiesto aiuto alla vicina”.

Il medico ha confermato.

La vicina ha raccontato che Ylenia le aveva fatto la stessa confidenza e che, infatti, lei lo aveva spiegato pure all’operatore del 118.

Le registrazioni della centrale operativa del 118

Le registrazioni del 118 hanno mostrato che la memoria della vicina di casa di Ylenia nonostante l’età è integra:  “Eh senta…qua c’è una ragazza, non so se….è litigata con il fidanzato e l’ha bruciata…ora non so”, si sente che dice la donna ottantenne all’operatore della centrale operativa.

Ylenia – secondo il racconto della vicina – non aveva gradito.

“Io non sono sbirra”, ha detto alla donna non appena ha abbassato la cornetta.

La smentita delle amiche

Ylenia per allontanare i sospetti da Alessio agli investigatori ha raccontato di aver incontrato in precedenza all’Officina, un locale di Messina, il suo ex ragazzo ma di essere stata accompagnata al mattino a casa dalle amiche, con le quali quella sera era uscita.

Le amiche che secondo il racconto di Ylenia l’hanno accompagnata a casa dopo la nottata trascorsa al locale hanno, invece, dichiarato: “Ylenia e Alessio sono andavi via dal locale intorno alle 2 per conto loro. Da quel momento non li abbiamo più visti”.

Fiorentino dixit

Sulla base di tutti questi indizi, il Gip Fiorentino ha concluso: “Nonostante l’atteggiamento reticente della vittima, la versione fornita alla mamma, al medico e alla vicina appare logica e lineare. E’ avvalorata dall’attività di indagine successivamente posta in essere che ha offerto una conferma definitiva all’impianto accusatorio”, ha scritto nell’ordinanza. “Nessun dubbio vi può essere che Alessio Mantineo volesse ammazzare l’ex fidanzata e che la sua condotta sia aggravata dalla premeditazione e dalla crudeltà”, ha specificato.

 

Alessio Mantineo resta in carcere: la difesa della sua ex Ylenia Bonavera, vittima di un tentativo di omicidio, non convince il Giudice Fiorentino. Le immagini alla pompa di benzina e le dichiarazioni delle amiche della vittima: ecco i nuovi elementi contro il giovane

Download PDF
Alessio Mantineo e Ylenia Bonavera

Alessio Mantineo e Ylenia Bonavera

 

Le telecamere di un distributore di benzina lo hanno immortalato mentre riempiva una tanica.

Eppure, si è protestato innocente, innamorato di Ylenia e ha ricostruito tutti i suoi movimenti nella notte tra sabato 9 e domenica 10 gennaio. Non ha convinto, però, il Giudice per le indagini preliminari Eugenio Fiorentino, che questa mattina lo ha interrogato nel carcere di Gazzi.

Alessio Mantineo, il giovane di 26 anni accusato di aver cosparso di benzina e dato fuoco alla ex fidanzata Ylenia Bonavera all’alba di domenica, rimane in carcere.

Per il giudice gli elementi raccolti dagli inquirenti sono solidi e sufficienti per ritenere gravi gli indizi nei suoi confronti.

Il magistrato ha accolto la tesi accusatoria della Procura benchè sia stata la stessa vittima dell’atto criminale a sostenere pubblicamente e nelle dichiarazioni rese agli inquirenti che Alessio non è l’uomo che ha bussato alla sua porta alle 5.

Sul piatto della bilancia hanno pesato non poco le immagini che hanno immortato Alessio alla pompa di benzina con un contenitore in mano.

Immagini raccolte nelle ultimissime ore dagli investigatori, quando già Mantineo si trovava in carcere sottoposto a fermo di polizia, che hanno avvolorato le testimonianze delle persone che hanno parlato a caldo con Ylenia,  e hanno fatto emergere le contraddizioni del racconto fornito agli inquirenti a freddo dalla vittima, smentita pure dalla sue amiche, egualmente sentite con Alessio Mantineo già in carcere. Ylenia – hanno dichiarato – quella mattina non è tornata a casa accompagnata da loro, come aveva affermato la vittima.

Tecnicamente, il Gip Fiorentino non ha convalidato il fermo disposto dal Pm Antonella Fradà, ritenendo cioè che gli elementi a disposizione sino a quel momento di domenica sera non giustificassero la misura per mancanza del presupposto del pericolo di fuga, ma ha disposto la misura cautelare in carcere anche sulla scorta dei nuovi atti di indagine che hanno completato e aggravato il quadro accusatorio.

Le dichiarazioni rilasciate alle tv e agli inquirenti da Ylenia sono state così smentite e hanno trovato conferma i racconti che la giovane invece aveva fatto alla mamma e alla vicina che l’aveva soccorsa

La ventiduenne, rimasta ustionata sul 13% del corpo e mai in pericolo di vita,  infatti ha fornito due versioni diametralmente opposte dei fatti.

Se la vittima non è una sbirra….

“Io non sono una sbirra”.

C’è una versione che ha dato alla mamma, presente ill medico del Policlinico di Messina che la stava medicando e alla vicina di casa che l’aveva soccorsa all’alba di domenica 8 gennaio.

E c’è una versione che ha fornito da subito agli uomini della polizia.

Il fatto certo è che alle 5 del mattino dell’8 gennaio un uomo l’ha buttata per terra, l’ha cosparsa di benzina, le ha dato fuoco ed è andato via.

Su chi sia stato l’autore del gesto criminale, però, Ylenia Bonavera, 22 anni, ha dato due versioni diverse.

Due versioni distinte da un impegno omertoso professato a caldo, nonostante il bruciore e il dolore della pelle ustionata per il 13% del corpo.

Non è stato Alessio… non so chi sia stato

Interrogata in ospedale dalla polizia qualche ora dopo l’accaduto, la ventiduenne che non è stata mai in pericolo di vita, ha indicato come autore del gesto criminale “un uomo di 26/27 anni di cui non ho riconosciuto l’identità né il possibile movente a cui ho aperto la porta di casa alle 5 di mattina”. Ha comunque raccontato di aver incontrato in precedenza all’Officina, un locale di Messina, il suo ex ragazzo e di essere stata accompagnata al mattino a casa dalle amiche, con le quali quella sera era uscita. “Non è stato Alessio”, ha detto.

E’ stato “lui”

Diversa la versione data alla mamma in ospedale: secondo questo racconto, infatti, l’ autore del gesto criminale è l’ex fidanzato, “lui”, Alessio Mantineo, 26 anni.

Ha riferito agli agenti la mamma Nunziata Giorgio Piluso: “Non appena il medico ha iniziato a pulire le ustioni Ylenia per il forte dolore ha cominciato a raccontare: “Dopo tre mesi che ci eravamo lasciati lui mi ha cercato e siamo andati a ballare all’Officina. Ci siamo divertiti e poi siamo tornati a casa. Qui abbiamo litigato e gli ho detto “Vattene non voglio più stare con te“. Dopo un quarto d’ora è tornato e mi ha buttato la benzina. Ho spento il fuoco con le mani e poi ho chiesto aiuto alla vicina”.

La mamma ha però precisato: “Dopo un po’ però Ylenia ha cambiato versione. Sono sicura – ha sottolineato – che Ylenia quando parlava di lui facesse riferimento ad Alessio Mantineo, perché io le ho chiesto: “Ma non vi eravate lasciati e lei mi ha risposto si, da tre mesi”

Il racconto della mamma di Ylenia è stato confermato dal medico che stava medicando ustioni: “Prima ha detto che le ustioni sono state procurate da “lui”, dopo un po’ la ragazza ha cambiato versione dicendo che era stato un altro mandato da “lui”. In effetti, non ha mai fatto il nome di Alessio, ma solo di “lui”. Ha però detto che Alessio era il suo ex e che lei non ci voleva stare e mi ha mostrato un tatuaggio con il nome di Alessio”, ha detto il sanitario agli inquirenti che lo hanno interrogato.

Gli inquirenti prima ancora di sentire la mamma e il medico si erano messi sulle tracce di Alessio: infatti, appartati a pochi metri della sala del Policlinico in cui Ylenia veniva medicata, avevano loro stessi sentito il racconto della ragazza.

Le richieste di aiuto e la promessa di omertà

Che a cospargerla di benzina fosse stato il suo ex fidanzato, Ylenia lo ha raccontato, in stato di shock e dolente per le ustioni, pure alla vicina ottantenne.

“La prego mi aiuti”. Quella notte, prima di essere cosparsa di benzina, Ylenia aveva chiesto aiuto altre due volte suonando alla vicina di casa: una volta alle ore 3, una volta alle 4: invano. “Sono vecchia e ho un marito malato. Non so come aiutarti”, ha risposto la donna, svegliata dal campanello.

La terza volta, alle 5: i segni di bruciatura sulle sue gambe hanno convinto la dirimpettaia a soccorrerla, aprendole la porta e chiamando il 118.

All’addetto della centrale operativa del 118 che cercava di capire cosa fosse successo, la donna ottantenne ha detto che Ylenia le aveva raccontato che a darle fuoco era stato il suo ex fidanzato.

La ragazza però non aveva per nulla gradito: “Quando finii di parlare con il 118,Ylenia mi ha detto: “Io non sono una sbirra“, ha raccontato la donna agli agenti che successivamente l’hanno sentita.

Irreperibile per una giornata

Nonostante Ylenia non abbia voluto fare la sbirra, gli “sbirri” hanno raccolto indizi di prova che hanno convinto il sostituto procuratore Antonella Fradà a ordinare il fermo di Alessio Mantineo e chiedere la misura cautelare degli arresti in carcere.

Oltre alle testimonianze – secondo il magistrato – che Mantineo sia l’autore del tentativo di uccidere la sua ex è avvalorato anche dal fatto che lo stesso si sia reso per tutta la giornata di domenica irreperibile.

Non è rientrato a casa e non ha risposto al telefono cellulare alle ripetute telefonate degli agenti: ad un certo punto il cellulare l’ha pure spento. In Questura Alessio Mantineo si è presentato la sera, accompagnato dal suo legale, Salvatore Silvestro. Si è avvalso della facoltà di non rispondere, dopo aver precisato che aveva saputo dai suoi familiari che la polizia lo cercasse, essendo ignaro di tutto quanto fosse accaduto.

Di più. Che Ylenia copra Alessio è dimostrato – secondo il pm – dal fatto che non ha raccontato alla polizia che quella notte avesse chiesto aiuto per tre volte, a testimonianza del fatto che il tentativo di ammazzarla fosse stato preceduto da litigi furiosi con l’ex fidanzato, di cui peraltro la polizia scientifica ha trovato segni (“diversi suppellettili sparsi per terra”), nella casa di Ylenia.

 

Tentato omicidio di Ylenia Bonavera, la ragazza difende l’ex ma la sua versione è ballerina. Ecco gli indizi a carico di Alessio Mantineo. Quella notte la giovane aveva chiesto per due volte aiuto ai vicini

Download PDF
Ylenia Bonavera e Alessio Mantineo

Ylenia Bonavera e Alessio Mantineo

 

“Io non sono una sbirra”.

C’è una versione che ha dato alla mamma, presente ill medico del Policlinico di Messina che la stava medicando e alla vicina di casa che l’aveva soccorsa all’alba di domenica 8 gennaio.

E c’è una versione che ha fornito da subito agli uomini della polizia.

Il fatto certo è che alle 5 del mattino dell’8 gennaio un uomo l’ha buttata per terra, l’ha cosparsa di benzina, le ha dato fuoco ed è andato via.

Su chi sia stato l’autore del gesto criminale, però, Ylenia Bonavera, 22 anni, ha dato due versioni diverse.

Due versioni distinte da un impegno omertoso professato a caldo, nonostante il bruciore e il dolore della pelle ustionata per il 13% del corpo.

Non è stato Alessio… non so chi sia stato

Interrogata in ospedale dalla polizia qualche ora dopo l’accaduto, la ventiduenne che non è stata mai in pericolo di vita, ha indicato come autore del gesto criminale “un uomo di 26/27 anni di cui non ho riconosciuto l’identità né il possibile movente a cui ho aperto la porta di casa alle 5 di mattina”. Ha comunque raccontato di aver incontrato in precedenza all’Officina, un locale di Messina, il suo ex ragazzo e di essere stata accompagnata al mattino a casa dalle amiche, con le quali quella sera era uscita. “Non è stato Alessio”, ha detto.

E’ stato “lui”

Diversa la versione data alla mamma in ospedale: secondo questo racconto, infatti, l’ autore del gesto criminale è l’ex fidanzato, “lui”, Alessio Mantineo, 26 anni.

Ha riferito agli agenti la mamma Nunziata Giorgio Piluso: “Non appena il medico ha iniziato a pulire le ustioni Ylenia per il forte dolore ha cominciato a raccontare: “Dopo tre mesi che ci eravamo lasciati lui mi ha cercato e siamo andati a ballare all’Officina. Ci siamo divertiti e poi siamo tornati a casa. Qui abbiamo litigato e gli ho detto “Vattene non voglio più stare con te“. Dopo un quarto d’ora è tornato e mi ha buttato la benzina. Ho spento il fuoco con le mani e poi ho chiesto aiuto alla vicina”.

La mamma ha però precisato: “Dopo un po’ però Ylenia ha cambiato versione. Sono sicura – ha sottolineato – che Ylenia quando parlava di lui facesse riferimento ad Alessio Mantineo, perché io le ho chiesto: “Ma non vi eravate lasciati e lei mi ha risposto si, da tre mesi”

Il racconto della mamma di Ylenia è stato confermato dal medico che stava medicando ustioni: “Prima ha detto che le ustioni sono state procurate da “lui”, dopo un po’ la ragazza ha cambiato versione dicendo che era stato un altro mandato da “lui”. In effetti, non ha mai fatto il nome di Alessio, ma solo di “lui”. Ha però detto che Alessio era il suo ex e che lei non ci voleva stare e mi ha mostrato un tatuaggio con il nome di Alessio”, ha detto il sanitario agli inquirenti che lo hanno interrogato.

Gli inquirenti prima ancora di sentire la mamma e il medico si erano messi sulle tracce di Alessio: infatti, appartati a pochi metri della sala del Policlinico in cui Ylenia veniva medicata, avevano loro stessi sentito il racconto della ragazza.

Le richieste di aiuto e la promessa di omertà

Che a cospargerla di benzina fosse stato il suo ex fidanzato, Ylenia lo ha raccontato, in stato di shock e dolente per le ustioni, pure alla vicina ottantenne.

“La prego mi aiuti”. Quella notte, prima di essere cosparsa di benzina, Ylenia aveva chiesto aiuto altre due volte suonando alla vicina di casa: una volta alle ore 3, una volta alle 4: invano. “Sono vecchia e ho un marito malato. Non so come aiutarti”, ha risposto la donna, svegliata dal campanello.

La terza volta, alle 5: i segni di bruciatura sulle sue gambe hanno convinto la dirimpettaia a soccorrerla, aprendole la porta e chiamando il 118.

All’addetto della centrale operativa del 118 che cercava di capire cosa fosse successo, la donna ottantenne ha detto che Ylenia le aveva raccontato che a darle fuoco era stato il suo ex fidanzato.

La ragazza però non aveva per nulla gradito: “Quando finii di parlare con il 118,Ylenia mi ha detto: “Io non sono una sbirra“, ha raccontato la donna agli agenti che successivamente l’hanno sentita.

Irreperibile per una giornata

Nonostante Ylenia non abbia voluto fare la sbirra, gli “sbirri” hanno raccolto indizi di prova che hanno convinto il sostituto procuratore Antonella Fradà a ordinare il fermo di Alessio Mantineo e chiedere la misura cautelare degli arresti in carcere.

Oltre alle testimonianze – secondo il magistrato – che Mantineo sia l’autore del tentativo di uccidere la sua ex è avvalorato anche dal fatto che lo stesso si sia reso per tutta la giornata di domenica irreperibile.

Non è rientrato a casa e non ha risposto al telefono cellulare alle ripetute telefonate degli agenti: ad un certo punto il cellulare l’ha pure spento. In Questura Alessio Mantineo si è presentato la sera, accompagnato dal suo legale, Salvatore Silvestro. Si è avvalso della facoltà di non rispondere, dopo aver precisato che aveva saputo dai suoi familiari che la polizia lo cercasse, essendo ignaro di tutto quanto fosse accaduto.

Di più. Che Ylenia copra Alessio è dimostrato – secondo il pm – dal fatto che non ha raccontato alla polizia che quella notte avesse chiesto aiuto per tre volte, a testimonianza del fatto che il tentativo di ammazzarla fosse stato preceduto da litigi furiosi con l’ex fidanzato, di cui peraltro la polizia scientifica ha trovato segni (“diversi suppellettili sparsi per terra”), nella casa di Ylenia.

Nuovi accertamenti

La versione dei fatti data dalla vittima agli inquirenti potrebbe essere del tutto smentita o confermata dalle testimonianze delle amiche da cui Ylenia dice di essere stata accompagnata a casa la mattina di domenica.

Una storia sbagliata

Ylenia e Alessio avevano iniziato una relazione tre anni fa. Per due anni avevano pure convissuto. Poi qualcosa si è rotto: “I primi due anni il nostro rapporto è stato ottimo. Nell’ultimo anno è diventato burrascoso. Litigavamo per futili motivi e quando accadeva certe volte usavamo le mani. Io riportavo dei lividi e lui dei graffi”, ha spiegato la ragazza. “Mi sono allontanata da mia figlia perché non condividevo la relazione con Alessio che era geloso e la picchiava”, ha raccontato la mamma.

Il precedente… rosso fuoco

Non è la prima volta che Ylenia è presa di mira da criminali con il “debole” per il fuoco. Quattro anni prima, quando aveva 18 anni e prima di iniziare la relazione con Alessio, il suo portone di casa era stato incendiato: “Il fatto è riconducibile a dissapori con la gente di Giostra per gli stupefacenti, di cui facevo uso all’epoca”, ha spiegato Ylenia.

 

 

Omicidio di Lorena Mangano, condannati Gaetano Forestieri e Giovanni Gugliandolo, alla guida delle due auto che per “gioco” gareggiavano per il centro cittadino il 28 giugno 2016

Download PDF
Lorena Mangano

Lorena Mangano

Ad inchiodarli sono state le telecamere di sicurezza collocate su via Garibaldi e viale della Libertà e le testimonianze delle persone che li hanno visti sfrecciare a velocità sostenuta ignorando il rosso dei semafori.

Quella sera del 28 giugno del 2016 Gaetano Forestieri, 33 anni, e Giovanni Gugliandolo, 25 anni, stavano facendo una gara nel centro della città di Messina, “per gioco”, come sottolineò il Gip Daniela Urbani nell’ordinanza di misure cautelari.

Una gara terminata con la morte di una giovane ragazza di 23 anni. Lorena Mangano, studentessa universitaria di capo d’Orlando, alla guida di una panda, fu speronata all’altezza dell’incrocio tra viale della Libertà e viale Trapani, dall’Audi TT guidata da Forestieri che viaggiava a circa 120 km orari, il doppio di quanto consentito.

Forestiere, agente della Guardia di Finanza, è stato trovato in stato di ebbrezza.

Il giudice Salvatore Mastroeni li ha ritenuti entrambi colpevoli di avere cagionato la morte di Lorena Mangano e li ha condannati a 11 anni di reclusione il primo e a 7 anni il secondo.

Omicidio stradale e divieto di gareggiare a velocità con veicoli a motore: sono questi i reati di cui doveva rispondere Forestiere; di cooperazione in omicidio stradale, divieto d competizioni con veicoli a motore  e omissione di soccorso, invece doveva rispondere Gugliandolo. Quest’ultimo alla guida di una Fiat 500 Abarth superata dall’auto del suo amico Forestiere, è giunto sul luogo dell’impatto qualche secondo dopo. Con lui, a bordo della 500 c’era l’amico Danilo Trovatello, rimasto estraneo all’inchiesta.

Secondo le risultanze delle indagini, Gugliandolo, qualche secondo dopo se ne tornò a casa con la 500 Abarth, senza prestare assistenza alle persone ferite. Dopo aver raccontato ai suoi familiari di essere stato testimone di un incidente, tornò sul luogo del fatto usando l’auto del padre.

Entrambi, scegliendo il rito abbreviato hanno ottenuto la riduzione di un terzo della pena.

Nello scontro sono rimasti  feriti anche gli amici di Lorena che si trovavano a bordo della Panda.

Incarico al consulente Lino Girometta nel contenzioso degli svincoli di Giostra: l’ex sindaco Giuseppe Buzzanca condannato a un anno e 8 mesi per abuso d’ufficio. Cade l’accusa di peculato

Download PDF
Giuseppe Buzzanca

Giuseppe Buzzanca

Cade l’accusa di peculato, ma supera il vaglio del giudizio di primo grado quella di abuso d’ufficio.

L’ex sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca è stato condannato a un anno e 8 mesi di reclusione, pena sospesa, per aver nominato l’ingegnere Lino Girometta consulente del Comune di Messina nel contenzioso con la Torno Spa senza osservare le norme che la legge detta in materia di attribuzione degli incarichi a professionisti esterni.

A Lino Girometta, amministratore delegato di Difesa Servizi spa, società in house del Ministero della Difesa, costituita per valorizzare economicamente l’immenso patrimonio di immobili e asset della Difesa, in gran parte dismessi o sottoutilizzati, Buzzanca aveva pagato la parcella per il lavoro svolto attingendo dai fondi raccolti con l’ecopass.

La parcella liquidata nel 2012 aveva un importo di 122mila euro, a fronte di una richiesta complessiva del professionista pari più o meno al doppio.

Il contenzioso con la Torno Spa, ditta impegnata anni prima nella costruzione di un lotto dello svincolo di Giostra, è sfociato in con un arbitrato in cui la Spa ha avanzato una richiesta di 120 milioni di euro.

Alla fine del giudizio il collegio arbitrale ha riconosciuto 15 milioni di euro.

Nel corso dell’ arbitrato, i legali del Comune, Aldo Tigano e Bonaventura Candido, si sono avvalsi dell’opera dell’ingegnere, incaricato di smontare da un punto di vista tecnico le svariate riserve che la ditta aveva avanzato.

Il Comune di Messina ha promosso appello contro il lodo arbitrale, il giudizio è in corso di svolgimento al Tribunale di Roma.

Secondo il capo di imputazione di abuso di ufficio elaborato e contestato dalla Procura di Messina, Buzzanca ha nominato Girometta senza seguire tutte le regole di evidenza pubblica e di contabilità previste dalla legge e senza tenere conto che nello stesso giudizio arbitrale, in una prima fase, era stato nominato un altro consulente, Giorgio Conte, il quale aveva già svolto la sua attività per la quale aveva maturato il diritto alla retribuzione. Non solo. Buzzanca ha omesso di verificare la congruità della parcella presentata dall’ingegnere piacentino.

Per la Procura, ancora,  Buzzanca non poteva pagare la parcella usando i fondi incamerati con l’ecopass, perché così facendo li ha distolti da quelle che erano le finalità proprie e specifiche per cui l’ecopass era stato istituito: ovvero il miglioramento delle condizioni di viabilità e di inquinamento, criticità della città che avevano indotto il Governo ad attribuire al sindaco di Messina i poteri straordinari di Commissario delegato per l’emergenza traffico: da qui, l’accusa di peculato.

Quest’ultima accusa è caduta al termine del giudizio di primo grado.

Il Tribunale presieduto da Mario Samperi, infatti, ha accolto su questo punto le argomentazioni dei legali di Buzzanca, Tommaso Autru Riolo e Marcello Scurria, i quali hanno sostenuto che la realizzazione dello svincolo di Giostra era proprio finalizzato a superare l’emergenza traffico e i correlati problemi di inquinamento e dunque il sindaco/ commissario delegato li poteva usare per pagare Girometta.

Il pubblico ministero, Antonio Carchietti, aveva chiesto la condanna a 4 anni.

Bilanci falsi del Comune di Messina, il Tribunale nomina 5 superperiti: 4 torinesi e un romano. Le accuse dell’ex consigliere Giuseppe Melazzo nel processo a carico di 34 amministratori

Download PDF
Palazzo zanca

Palazzo zanca

I bilanci del Comune di Messina del 2009, 2010 e 2011 erano falsi? A stabilirlo saranno cinque periti. Lo ha deciso il Tribunale di Messina dinanzi al quale è in corso di svolgimento il processo a carico di 34 tra amministratori pubblici, dirigenti comunali e revisori dei conti, accusati di falso per aver formato falsamente i bilanci dei tre anni al fine di evitare la dichiarazione di dissesto. In particolare, di aver iscritto a bilancio nell’attivo entrate improbabili e sovrastimate inserite; e aver inserito debiti, invece, sottostimati benché certe nel loro ammontare.

I cinque periti nominati dal collegio presieduto da Silvana Grasso sono Paolo Lupi, dottore commercialista e revisore contabile di Roma; Raffaella Carbone, dottore commercialista e revisore contabile di Torino; Renato Remmett, dottore commercialista e revisore contabile di Torino; Lionello Savasta Fiore, dottore commercialista e revisore contabile di Torino; e Antonella Mamberti, dottiore commercialista e revisore contabile di Torino.

Il pubblico ministero titolare delle indagini, Antonio Carchietti, si era invece convinto della falsità dei bilanci del Comune sulla scorta della consulenza di Vito Tatò. Quest’ultimo nel frattempo è deceduto. Il Tribunale ha deciso di acquisire comunque la consulenza come se fosse un documento.

La decisione è stata contestata dai difensori dei 34 imputati che hanno rilevato come ciò non fosse giuridicamente possibile visto che la consulenza è stata espletata in assenza di contraddittorio con Tatò, contraddittorio che non ci potrà più essere.

LA DEPOSIZIONE DI MELAZZO

Prima che il Tribunale comunicasse la nomina dei cinque periti la terza udienza del processo di oggi 7 dicembre era  stata contrassegnata dal lunghissimo esame del teste di accusa  Giuseppe Melazzo, consigliere comunale del Popolo delle libertà e presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Zanca nel periodo in cui i bilanci – per l’accusa – sono stati falsificati.

L’avvocato, che nel corso del suo mandato aveva contestato il modo in cui venivano formati i bilanci consuntivi e i previsionali, ha raccontato di come a suo avviso fossero stati messi in atto degli artifizi contabili specie nella gestione delle partecipate e nella messa in cantiere di piano di dismissione immobiliare inattuabile, preordinati ad evitare la dichiarazione di dissesto benché a suo parere ce ne fossero tutti i presupposti.

Melazzo, su sollecitazione del pm Carchietti, ha raccontato di come la sua attività fatta di esposti alla corte dei conti sia stata osteggiata da alcuni colleghi consiglieri, in specie da Paolo Saglimbeni e Mario Rizzo, con i quali ebbe degli scontri molto duri: “Rizzo mi disse che la mia attività metteva a rischio la sua famiglia nel caso in cui fosse intervenuta la Corte dei conti”.

Dopo il pm, è toccato all’avvocato Marcello Scurria sottoporre Melazzo a un serrato esame, volto a mostrare – nelle intenzioni del legale – come le tesi di Melazzo fossero sue opinioni personali non fondate però su norme giuridiche.

GLI IMPUTATI.

Sul banco degli imputati sono seduti gran parte degli amministratori e tecnici che hanno amministrato la città tra il 2009 e il 2012, a partire dal sindaco Giuseppe Buzzanca, passando dal Ragioniere generale Ferdinando Coglitore, dall’assessore al Bilancio Orazio Miloro, dai componenti della Giunta, Pinella Aliberti, Elvira Amata, Melino Capone, Dario Caroniti, Giuseppe Corvaja, Pippo Isgrò, Salvatore Magazzù, Franco Mondello, Giorgio Muscolino, Giuseppe Rao, Carmelo Santalco, Gianfranco Scoglio, Roberto Sparso; per andare ai dirigenti Giovanni Di Leo, Domenico Donato, Carmelo Famà, Carmelo Giardina, Diane Litrico, Domenico Manna, Giuseppe Mauro, Giuseppe Puglisi, Vincenzo Schiera, Filippo Ribaudo; finendo con i revisori dei conti, Dario Zaccone, Giancaro Panzera, Roberto Aricò e Domenico Maesano

Spreco infinito di acqua su via Catania. Nella città a rischio crisi idrica l’acqua potabile finisce nella strada. Nessuno interviene. Chi denuncia si scontra con il muro di gomma della burocrazia inefficiente

Download PDF

L’acqua potabile finisce nella strada da almeno due mesi. Un cittadino ha segnalato lo spreco di centinaia di litri al giorno nel settembre scorso all’Amam, l’Azienda municipale. In moltissimi passano, guardano. Alcuni esclamano: “Che vergogna”.
Le migliaia di pubblici ufficiali che percorrono via Catania se anche si accorgono che dal muretto che delimita il campo di atletica “Ex Gil” sgorga copiosamente acqua tanto da allagare la sede stradale fanno finta di nulla.
Lo stesso cittadino autore della prima segnalazione ripassando nelle stessa strada nella mattina del 28 novembre non crede ai suoi occhi. Nessuna ha fatto nulla in due mesi. Nella città sempre sull’orlo di una crisi idrica che nei mesi scorsi l’ha portata alla ribalta nazionale non interessa a nessuno che l’acqua finisca per strada mentre i cittadini per poter avere l’acqua tutto il giorno sono costretti a comprare serbatoi e motorini dell’autoclave.
Lo stesso cittadino cosi si ferma, e telefona di nuovo all’Amam (0903687722). Fornisce le sue generalità. E (ri) segnala il problema. Dall’altra parte del telefono c’è un signore che rifiuta di dare le proprie generalità. Sa solo dire che se l’intervento non c’è stato è forse perché non competenza dell’Amam: “Il tubo da cui esce l’acqua è montante? Di chi è il tubo?”, chiede. Non sa dove si trova l’ex Gil e continua a chiedere: “Mi da il numero civico?”. A nulla vale spiegare che un muro che delimita una struttura sportiva non ha numero civico.
Mentre il cittadino parla al telefono con l’uomo senza identità dell’Amam, passa una macchina della polizia provinciale, che da quella strada sarà passata migliaia visto che li vicino c’è la centrale della polizia provinciale. Dentro ci sono con due uomini, due pubblici ufficiali. Nonostante la strada sia allagata si fermano giusto perché il cittadino li blocca. “Lo segnaleremo all’Amam”, dicono e se ne vanno di fretta. Il cittadino non si rassegna. Chiama la polizia municipale. Spiega la cosa. L’operatore dapprima risponde: “Non è nostra competenza”. Il cittadino insiste: “Non chiedo che la polizia municipale aggiusti il tubo, ma che prenda atto che c’è un’omissione in atti d’ufficio che determina danni ai cittadini e alle casse pubbliche”. L’agente allora si corregge e spiega: “Se vuole, faccia un esposto. Io posso solo telefonare l’Amam e segnalare il problema”.

Diffamazione aggravata al maestro del Conservatorio Dario Nicoletti: a giudizio Rosario Nicita. Il sindacalista aveva giustificato la bocciatura della figlia accusando falsamente il pianista deceduto il 25 aprile 2016. La testimonianza degli allievi

Download PDF
Il maestro Dario Nicoletti

Il maestro Dario Nicoletti

Malato di una grave e letale forma di tumore ha continuato ad andare al lavoro sino a pochi giorni prima di morire, senza mai fruire dei permessi e dei congedi retribuiti che la legge riserva ai pazienti oncologici. Per non danneggiare i suoi allievi, ogni volta che era costretto ad assentarsi dal Conservatorio di Messina per visite mediche, esami diagnostici, radioterapia e chemioterapia, recuperava nei giorni successivi le ore di lezione perse.
Eppure, c’è chi con degli esposti lo ha accusato di assentarsi continuamente dal lavoro arrecando un danno all’andamento scolastico della figlia alla quale aveva pure promesso delle lezioni estive di recupero a pagamento.
Dario Nicoletti, professore di pianoforte principale per 43 anni dell’Arcangelo Corelli, durante il periodo di malattia non ha mai smesso di combattere, trasmettendo a tutti coloro che hanno avuto l’onore di stargli vicino serenità e gioia di vivere, turbate tuttavia da un’accusa che ha vissuto con grande amarezza come ingiusta e falsa.
L’autore degli esposti è Rosario Nicita, segretario della sigla sindacale Flp. Eletto la scorsa settimana al Senato accademico dell’ateneo di Messina in rappresentanza del personale tecnico amministrativo, Nicita è padre di un’allieva, Arianna, che il maestro Dario Nicoletti aveva valutato insufficiente a giugno del 2014. La studentessa nella sessione di riparazione di settembre 2014 è stata bocciata dalla Commissione d’esame, composta anche da altri professori, con voti da 3 a 5, e quindi non era stata ammessa all’ottavo anno.

La sortita del sindacalista si è tradotta in un boomerang.

Rosario Nicita, infatti, è stato rinviato a giudizio (con decreto di citazione diretta) per diffamazione aggravata ai danni di Dario Nicoletti, deceduto il 25 aprile del 2016.

Le accuse familistiche

Per papà Rosario la causa della bocciatura non era dovuta né a incapacità della figlia, né a mancanza di applicazione o tempo per lo studio: “A causa di una grave malattia del docente, il programma del settimo anno non è stato portato a compimento nonostante la promessa del docente di recuperarlo durante la pausa estiva con lezioni private, cosa mai avvenuta per permanente irreperibilità del docente e conseguente invito dello stesso, fatto alla fine di agosto, a non presentarsi all’ultima sessione utile di settembre del 2014, nonostante l’impegno dell’allieva che ha completato il programma in forma autodidattica. Il Conservatorio non ha provveduto a supplire a tale carenze organizzative, causa della bocciatura di mia figlia”, ha scritto al Miur in data 26 novembre del 2014.
Il primo dicembre 2015, sette giorni dopo, analoghe e più precise accuse Rosario Nicita le aveva mosse in una lettera inviata al direttore del Conservatorio, Gianfranco Nicoletti (solo omonimo di Dario).
L’obiettivo delle lettere di Rosario Nicita oltre quello di giustificare ex post la bocciatura della figlia, era quello di ottenerne il trasferimento in altra classe e, quindi, affidarne la carriera ad altro docente di pianoforte, obiettivo questo che aveva portato nei giorni precedenti agli esposti Rosario Nicita a fare per due vote irruzione al Conservatorio, costringendo il direttore a chiamare le forze dell’ordine.

La verità documentale

Le cose però – carte alla mano – stavano esattamente all’opposto di quanto rappresentato da papà Rosario, come ha accertato l’inchiesta amministrativa avviata dalla direzione generale del Miur e ben presto archiviata.

“Nonostante le sue precarie condizioni di salute, il docente ha continuato a prestare servizio senza particolari difficoltà. Nell’anno accademico 2013/2014, nonostante le gravi condizioni di salute, il docente ha fruito di ben 6 ore di congedo per malattia (un giorno) peraltro recuperate, effettuando al completo le sue 324 ore di servizio (come da prospetto del rilevatore elettronico delle presenze)”, ha scritto al dirigente del Miur, Clelia Caiazza, il 16 febbraio del 2015, il direttore del Conservatorio, chiamato a fornire chiarimenti.

“L’andamento didattico della classe – ha rimarcato ancora il direttore – risulta perfettamente normale. Appare evidente che lo stato di salute del docente non abbia minimamente influito sull’andamento didattico. Nessun altro genitore o studente ha rappresentato lamentele di alcun tipo, pertanto – ha concluso – si ritiene che simili atteggiamenti siano tipici di chi in realtà non raggiunge un soddisfacente profitto”.
Documenti alla mano, risulta che Arianna Nicita, si è presentata all’esame di riparazione di settembre del 2014 in cui fu bocciata con un programma al 90% identico a quello con cui era stata promossa l’anno prima dal sesto al settimo anno: ciò che indusse Dario Nicoletti a rifiutare di sottoscriverlo.

Lezioni private a pagamento

“Sorvolo sulla presunta promessa di “lezioni private”, sforzandomi di credere che il signor Nicita non si sia reso conto dell’effettiva gravità di tale affermazione”, ha sottolineato il direttore del Corelli.

“L’accusa di aver promesso lezioni a pagamento mi colpisce profondamente, perché nei miei lunghi 43 anni di servizio non ho mai, dicasi mai, fatto lezioni private a pagamento ad un solo alunno del conservatorio, e questo lo sanno bene i miei alunni di sempre e l’intero ambiente scolastico avendo io combattuto e denunziato le tante praticate possibilità di malaffare e corruzione all’interno degli Istituti musicali”, ha scritto nella querela da cui è nato il procedimento penale Dario Nicoletti.

Shopping di docenti … eccellente

Benché il direttore del Conservatorio, il 16 febbraio del 2015, rispondendo alla richiesta di chiarimenti proveniente dal Miur, abbia difeso con forza la condotta del maestro Nicoletti, disvelando il vero movente delle sortite di Rosario Nicita, quest’ultimo il suo obiettivo lo ha comunque realizzato.
Il giorno dopo aver ricevuto la lettera (gravemente diffamatoria dell’onore del docente Nicoletti) datata 1 dicembre 2015, lo stesso direttore del Conservatorio ha trasferito la figlia Arianna dalla classe di Dario Nicoletti a quella della collega Francesca Valbruzzi.
Mai cambio di insegnante fu più proficuo.

Arianna Nicita, bocciata l’anno precedente, a giugno del 2015 è stata infatti promossa dal settimo anno all’ottavo anno con il massimo dei voti (10).

La calunnia non contestata

Il pubblico ministero, Piero Vinci, ha al momento contestato al sindacalista la diffamazione aggravata.
A ben vedere, però, i suoi esposti inviati sia al Miur e, prima, al direttore del Conservatorio integrano pure, in ipotesi, la calunnia, ilreato cioè che commette “chi con uno scritto inviato all’autorità giudiziaria o ad altra che abbia l’obbligo di riferire a questa incolpa di un reato taluno sapendolo innocente”.
Infatti, Nicita ha inviato i due esposti, contenenti l’accusa di mercimonio a Nicoletti, a dei pubblici ufficiali, in quanto tali obbligati a riferirne all’autorità giudiziaria.

Maestro con onore

Sarà il Tribunale di Messina a stabilire se Nicita è responsabile di diffamazione aggravata, restituendo ex post l’onore calpestato. Sarà, invece, la Procura a verificare se la condotta del sindacalista possa integrare gli estremi del più grave reato di calunnia.
Ci sono le carte a mostrare che quanto sostenuto da Nicita fosse falso. Ma seppure non ci fossero state, sarebbero bastate le lacrime di dolore e commozione dei suoi innumerevoli allievi e delle persone che l’hanno conosciuto il giorno dei funerali. E le parole degli studenti della sua ultima classe: “Dario Nicoletti rappresenta per noi la figura di docente autorevole, convinto che il proprio dovere di Maestro fosse non solo quello di impartire nozioni di musica ma soprattutto di vita e rispetto delle regole. Per noi è stata una presenza costante e rassicurante, un punto di riferimento, non solo in ambito didattico, in quanto persona preparata, franca, onesta, trasparente, caparbia e diretta che ha saputo fare del suo mestiere una missione, mettendo sempre i suoi allievi e il Conservatorio al primo posto. La sua mancanza ha lasciato in noi un vuoto incolmabile”, hanno scritto in una lettera inviata al Ministero per chiedere la conferma del docente che ha sostituito Dario Nicoletti.

Policlinico, il direttore amministrativo Giuseppe La Ganga scelto come commissario straordinario. Ma il direttore sanitario Giovanna Volo segue le orme del direttore generale Marco Restuccia e si dimette

Download PDF

Giuseppe La Ganga

Giuseppe La Ganga

Il Policlinico universitario di Messina ha il sostituto del direttore generale Marco Restuccia che si è dimesso lo scorso 30 agosto. Nei prossimi giorni il presidente della regione Rosario Crocetta, salvi colpi di scena dell’ultimo momento, nominerà commissario straordinario Giuseppe La Ganga, da 5 anni direttore amministrativo dell’azienda universitaria.
Tuttavia, la struttura sanitaria più grande della città perde il direttore sanitario. Giovanna Volo, infatti, nella giornata odierna ha rassegnato le dimissioni. La sessantenne nissena ha inviato una lettera di ringraziamento a tutto il personale, ai docenti, e al rettore dell’ateneo Pietro Navarra.
Se le dimissioni di Restuccia sono state ufficialmente motivate da ragioni personali di salute, quelle di Giovanna Volo sono al momento top secret.
Secondo alcune indiscrezioni, sarebbero legate proprio alla decisione adottata dai vertici universitari, di concerto con l’assessore regionale alla Sanità, di nominare Giuseppe La Ganga come commissario straordinario.

Giovanna Volo

Giovanna Volo

Policlinico, il direttore generale Marco Restuccia lascia la guida dell’azienda universitaria

Download PDF

Il manager Marco Restuccia (tra Navarra e De Domenico)

Il manager Marco Restuccia (tra Navarra e De Domenico)

Il direttore generale del Policlinico di Messina Marco Restuccia lascia la guida dell' azienda universitaria. La notizia si e' diffusa nella mattinata di oggi tra i padiglioni della struttura sanitaria piu' grande di Messina. E' stata successivamente confermata ufficiosamente dai vertici dell'ateneo. Restuccia ha comunicato la sua decisione al rettore Pietro Navarra. Nelle prossime ore le dimissioni andranno formalizzate al presidente della Regione,Rosario Crocetta.Secondo le prime indiscrezioni, tutte da verificare, Marco Restuccia ha lasciato per motivi strettamente personali, piu' specificamente di salute.Il manager era al vertice del Policlinico dal giugno del 2014.