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“Inutili”. I positivi al covid aumentano ma l’Austria revoca le misure liberticide nei confronti dei non vaccinati. La stampa italiana, che aveva strumentalizzato l’introduzione delle stesse per spianare la strada al Governo di Mario Draghi, fa finta di nulla

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Il numero dei positivi aumenta, cosi come in tutta Europa, e il Paese austriaco, che a inizio gennaio venne portato ad esempio dai giornali italiani impegnati a spianare la strada a nuovi e più gravi provvedimenti liberticidi e discriminatori del Governo del banchiere Mario Draghi nei confronti dei non vaccinati, che fa?

Elimina questi provvedimenti: “Inutili”, sono stati definiti degli stessi esponenti del Governo, come riporta il giornale più diffuso nel Paese Kronen Zeitung.

La stampa italiana però non se ne è ancora accorta: “Utile solo a chi governa”, si potrebbe definire. Ma non è una scoperta di oggi.

 

Autorevoli bufale: Il fantomatico lockdown per i non vaccinati in Germania, ecco come gli organi di stampa della propaganda del terrore spianano la strada al Governo liberticida del banchiere Mario Draghi

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Nel paese più ricco e avanzato dell’Europa alle prese con un picco di contagi importante è stato imposto un lockdown ai non vaccinati e così il numero dei positivi al covid è diminuito.

E’ questo il messaggio chiaro del  titolo de Il Corriere della sera di qualche giorno fa, seguito a ruota da altri altrettanti autorevoli giornali italiani, organi ufficiali della propaganda del terrore usata da 24 mesi da due Governi, l’ultimo diretto dal banchiere Mario Draghi, per erodere pian piano tutti gli spazi di libertà garantiti dalla Costituzione.

Dietro la notizia c’è un messaggio che gran parte degli italiani vaccinati, convinti che il loro nemico siano i non vaccinati e non chi li terrorizza ingiustificatamente per coprire due anni di gestione disastrosa dell’emergenza sanitaria, sposa allegramente e convintamente, come i rapiti che credono ciecamente ai rapitori che promettono loro di salvarli: “Facciamo in Italia quello che si è fatto in Germania”, ha scritto qualcuno. Altri hanno arringato: “Rinchiudiamoli in casa”.

E’ così, come da manuale di manipolazione del consenso, che viene preparato il terreno perché il Governo assuma nuove e ulteriori misure liberticide.

Tuttavia, la notizia che è stata veicolato è falsa.

O meglio, è vero che la Germania, pur contando allora il 65% di popolazione vaccinata, a partire dalla metà di ottobre del 2021 ha registrato un aumento esponenziale e quotidiano di positivi al covid 19 (picchi di 50 mila nuovi positivi al giorno), che correlativamente ha aumentato il numero dei ricoverati in terapia intensiva arrivati a quota 5000.

E’ invece assolutamente falso, ovvero non corrispondente al vero, che in Germania ci sia mai stato un lockdown generalizzato o ampio per i non vaccinati.

E’ altrettanto falso che per effetto di questo loockdown ci sia stato un calo dei positivi al Covid.

In Germania, alla viglia delle vacanza di Natale alcuni Lander hanno applicato una sola misura restrittiva specifica per i non vaccinati: il divieto di entrare nei negozi, con esclusione di quelli che vendono beni essenziali e quindi in profumerie, abbigliamento ecc ecc..

Ebbene, in uno di questi Lander, la Bassa Sassonia, questa misura è stata annullata dopo pochi giorni da un Tribunale amministrativo che, assumendo come principio costituzionale di giudizio i diritti di libertà (la Germania come l’Italia è uno stato liberale, basato sulle libertà individuali), l’ha giudicata sproporzionata (in un paese dove l’emergenza sanitaria è un dato attuale e reale).

Un importante medico Frank Ulrich Montgomery ha attaccato pubblicamente i magistrati per questa decisione definendo gli stessi “piccoli giudici”. Ma il ministro della Giustizia Marco Buschmann ha reagito duramente a questo attacco: “La Germania può essere orgogliosa della sua magistratura altamente qualificata e indipendente. Apre l’accesso alla legge e dà vita all’idea dello stato di diritto”.

(Ecco il link dell’articolo di Frankfurter Allegeimeine che ne da conto: https://www.faz.net/aktuell/gesellschaft/gesundheit/coronavirus/zahlen-zum-coronavirus-die-pandemie-im-ueberblick-16653240.html)

Sempre alla vigilia delle festività natalizie, per rimanere alle misure più importanti, ai non vaccinati è stato imposto l’obbligo del tampone per usare i mezzi pubblici. Ma l’obbligo del tampone è stato fissato pure per coloro che, vaccinati o meno,vogliono fare visita (in Germania garantito) ai parenti in ospedali e case di cura. Prescritto anche l’obbligo di tampone quotidiano per i sanitari non vaccinati, ma obbligo due volte alla settimana di tampone pure per i sanitari vaccinati.

In Germania, infatti, Paese in cui secondo i media italiani ci sarebbe stato un lockdown per i non vaccinati, il vaccino non è obbligatorio neppure per il personale medico e sanitario.

Domanda: già solo per logica, poteva mai essere verosimile che in questo Paese fosse imposto il lockdown ai non vaccinati?

Detto per inciso, sull’onda emotiva dell’emergenza delle scorse settimane, diversi esponenti delle professioni mediche hanno chiesto al legislatore di imporre tale obbligo. Ne è nato un dibattito ma sinora non se n’è fatto nulla. Grosse fette delle forze politiche sono contrarie.

In Germania non esistono i virologi showman e scienziati medici che dettano l’agenda politica a senso unico. Le decisioni le assumono i politici, bilanciando i valori in gioco, nel massimo rispetto possibile dei diritti individuali.

Contrario all’obbligo vaccinale per i soli sanitari si è detto tempo addietro pure il presidente della Fondazione di tutela dei diritti dei malati: “Il personale sanitario vaccinato, sapendo di non rischiare nulla per la propria salute, è meno attento alle misure precauzionali e allo stile di vita ed essendo comunque vettore del virus più facilmente porterebbe il virus dentro le strutture sanitarie, dove ci sono le persone fragili e vulnerabili”.

Negli stessi giorni di metà novembre in cui il numero dei positivi cresceva vertiginosamente il Bundestag, il Parlamento tedesco, nella stessa legge che consentiva ai Lander (dotati di autonomia maggiore delle regioni italiane) di assumere tali misure restrittive ha comunque vietato (vietato, si proprio così) agli stessi Lander di chiudere le scuole quale misura per contrastare il Covid.

Dunque, poichè non c’è stato mai un lockdown per i non vaccinati è impossibile che la riduzione del numero dei positivi sia avvenuta – come scrive il Corriere della sera – grazie a questo fantomatico lockdown.

Beh, si potrebbe osservare, sarà stato comunque effetto delle misure restrittive, compreso il divieto specifico per i soli non vaccinati.

Ebbene, queste misure restrittive sono state assunte dai Lander a metà dicembre.

La curva dei contagi in Germania è iniziata a scendere velocemente a partire dal 28 novembre del 2021, giorno di picco, ben prima dell’adozione delle misure restrittive, come risulta dal seguente grafico elaborato dal quotidiano di Francoforte sulla base dei dati forniti dal Robert Kock Institute, la principale agenzia sanitaria tedesca, oggi 28 dicembre 2021.

RETROSCENA (FORSE SI, FORSE NO): Alberto Firenze, le idee geniali di uno scienziato valgono molto di più di 10 mila euro al mese. Ecco come è nata l’ultima trovata che vale all’igienista l’autocandidatura a premio Nobel per istigazione all’odio sociale. Intanto fa proseliti

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Alberto Firenze il Commissario Covid di Messina, lo scienziato palermitano pagato 10 mila euro al mese per fronteggiare un’emergenza che a Messina città, in provincia e nell’intera regione Sicilia non c’è mai stata, qualcosa se la doveva pure inventare per legittimare il suo stipendio.

Pare che ci abbia pensato per delle settimane. Tuttavia, benché avesse riflettuto a lungo, non fosse riuscito a trovare il grimaldello per sconfiggere definitivamente il terribile virus che a leggere i giornali delle sciagure inventate miete ogni giorno nell’isola vittime come fossero grano.

Firenze è stato tentato di chiedere consiglio ai suoi 2 (due) addetti stampa, parimenti pagati (solo duemila euro al mese lordi) per non fare nulla, ma poi ha pensato di non disturbarli per non interrompere la loro inoperosità. Un suo stretto collaboratore gli ha allora suggerito: “Ma perché non bandisci un concorso di idee tra i 400 tra psicologi, educatori professionali, ingegneri, tecnici, amministrativi e ausiliari e chi ne ha più ne metta che i contribuenti pagano per stazionare nei corridoi dell’Asp 5 di Messina da 12 mesi in attesa che termini il loro orario di lavoro?”.

Firenze da vero scienziato si è irrigidito. Lui è un igienista: signori mica uno così. Uno con un curriculum lungo due pagine. Il solo pensiero che un’educatrice professionale o addirittura uno psicologo potesse dimostrarsi superiore gli provocava l’orticaria.

Così si è spremuto le meningi: euro più euro meno ogni spremuta alla casse pubbliche è costata circa mille euro. Spremi oggi, spremi domani, i primi di dicembre i creativi neuroni che affollano il suo cervello lo hanno illuminato.

E hanno partorito una gigantografia. Da vero igienista. Sociale.

Due bambini, un giovane. I nonni. I doni di Natale in mano. Tutti sorridenti. Sorridenti perché vaccinati. Sotto un’affermazione che è anche un invito.

“A Natale non entriamo nella case dei non vaccinati”.

Il commissario Firenze quando ha visto i manifesti affissi non è stato più nella pelle. “Se i vaccinati seguono questo messaggio con il nuovo anno i contagi si fermano e la pandemia finisce ma solo per un paio di settimane, non esageriamo, e a me magari mi propongono per il premio Nobel“, ha confidato al suo solito stretto collaboratore.

A quest’ultimo però un dubbio è venuto: “Scusi dutturi, ma i vaccinati come faranno a sapere in quali case ci sono i  non vaccinati?”

Firenze ha risposto piccato: “Dimentichi che noi abbiamo l’elenco dei non vaccinati. Dalla prossima settimana istituiamo un numero verde a cui i vaccinati potranno telefonare per sapere in quali case possono entrare e in quali no. Al diavolo la privacy. Magari con la scusa faccio assumere un pò di operatori di call center, cosi giusto per risollevare l’economia. Non vorrei disturbare nessuno delle 400 persone che sono distaccati alle dipendenze del  mio ufficio di Commissario Covid e già i contribuenti pagano per non fare nulla“.

L’entusiasmo e la sicumera di Firenze sono state però smorzate dal solito e fastidioso stretto collaboratore qualche secondo dopo: “Dutturi, ma se in una casa ci sono sia vaccinati che non vaccinati come ci si deve regolare? Si consiglia di entrare in alcune stanze si e in altre no? E nelle case in cui vivono persone esenti dalla vaccinazione si può entrare o no?”.

A queste domande il volto di Firenze si è rabbuiato. Un’espressione di disappunto ha preso il posto del suo ghigno da fiero scienziato. 

“A questo in effetti non ci avevo pensato, cazzo! Qualche neurone non ha funzionato bene. Torno a spremere le meningi. Se qualcuno mi desidera comunica che lo scienziato è al lavoro e non va disturbato!

Nel frattempo che le spremiture pagate a peso d’oro diano i geniali frutti, sembrerebbe che Firenze abbia fatto proseliti.

Secondo alcune accreditate indiscrezioni pare che dopo aver ammirato i manifesti partoriti da Firenze e lodato l’efficacia degli stessi,  tutti  i Questori e  Prefetti di Sicilia si siano riuniti e abbiano deciso l’unica vera e decisiva misura per sconfiggere la criminalità:  “A Natale non entriamo nelle case dei delinquenti”. Ecco il manifesto che è stato commissionato e presto i siciliani troveranno in ogni dove. “Tutti i nostri uomini sono occupati a controllare i pericolosissimi refrattari alle misure liberticide del nostro duce Mario Draghi, l’unico Presidente del Consiglio della storia dell’Italia repubblicana capace di avere il consenso del 90% del Parlamento senza essersi mai sottoposto al giudizio degli elettori, ma ora abbiamo trovato il modo per ovviare al problema”, ha commentato il loro rappresentante al termine dei lavori del Comitato regionale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Il sindaco di Messina Cateno De Luca il manifesto di Alberto Firenze l’ha visto dal balcone di casa mentre faceva la consueta diretta facebook. E ne è rimasto colpito, tanto che per qualche secondo ha smesso di sbraitare, evento davvero incredibile. Impegnato in una guerra senza quartiere contro coloro che lasciano l’immondizia per strada e contro i consiglieri comunali ritenuti inetti, ha mirato a prendere due uccelli con una fava: “A Natale non entriamo nelle case degli zozzoni e degli asini volanti“. Ecco il manifesto che De Luca vuole venga affisso a Messina.

Insomma, a Natale ci sarà davvero da sciogliere un intricatissimo enigma per capire in quale casa entrare. L’angoscia ha iniziato a serpeggiare a Messina, in provincia e in tutta la Sicilia, tanto che su facebook è già nato un gruppo: “Quelli che la cosa migliore per non sbagliare è starsene nella casa propria, al caldo. Basta chi c’è a paci”. A ben pensarci un lockdown spontaneo. Tanto la libertà a chi interessa ormai.

L’idea geniale dell’igienista è arrivata anche all’attenzione del governatore della Sicilia Nello Musumeci che appena ha visto la gigantografia è andato in brodo di giuggiole. Ha preso il telefono in mano e chiamato il suo fidato assessore alla Sanità Ruggero Razza: “Ruggero, sono davvero contento. Abbiamo fatto davvero un bel lavoro. Non era per nulla facile trovare tutti questi scienziati cui affidare le sorti della sanità regionale e la lotta al terrificante virus. Perché in vista delle prossime imminenti elezioni non facciamo un manifesto anche noi?”. Razza, non l’ha lasciato neppure terminare: “Si Nello. Stavo proprio per contattarti e proportene uno. Ecco la didascalia: “Nei seggi elettorali i non vaccinati non entrano”.

Musumeci è rimasto spiazzato. Basito. Non credeva alle sue orecchie: “Ruggero tu sei avvocato. Ma questa cosa sarebbe democratica e in linea con la Costituzione?”.  L’assessore non si è scomposto: “Nello ma scusa. Ma perché tutte quelle ordinanza del cavolo che hai firmato sinora erano in linea con la Costituzione? I decreti legge del nostro caro ducetto premier che estorcono il consenso a vaccinarsi alle persone con la minaccia di togliere loro la retribuzione o di non farli salire sugli autobus e sui treni lo sono? Nello, stai sereno. A tutti abbiamo fatto credere che da due anni c’è l’emergenza senza precedenti (in Italia piu che in qualsiasi Paese europeo) e i giornali che finanziamo diffonderanno ancora questa idea. In nome dell’emergenza chi è al Governo può fare ciò che gli pare”.

Covid & Portogallo, nel Paese più vaccinato del Mondo, con il 98% della popolazione over 12 immunizzata, il Governo vara nuove restrizioni alle libertà. Il premier lusitano:”Necessarie per contrastare la pandemia”. I giornali (di regime) italiani però non se ne sono accorti

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Vanta l’ 88% (ottantotto percento) della popolazione vaccinata con almeno due dosi, praticamente il 98% della popolazione con più di 12 anni. Tra le persone con più di 65 anni (ovvero quelle appartenenti alla fascia di età che statisticamente hanno qualcosa da temere dal Covid) hanno avuto almeno la doppia dose il 100% dei cittadini.

Tuttavia, ieri 25 novembre il Governo ha dichiarato lo stato di calamità prevedendo una serie di restrizioni per le prossime settimane (nelle foto le prime pagine tradotte de El Diario de Noticias, il principale quotidiano portoghese) al fine di contenere “l’escalation della pandemia”, per mutuare l’espressione usata dal quotidiano.

Tra queste, i tamponi ai vaccinati che vogliono partecipare a determinati eventi. Nell’articolo in foto la sintesi delle misure adottate.

I solerti giornali italiani, ventriloqui del governo ormai divenuto regime, però delle misure assunte ieri d’urgenza nel paese lusitano cofondatore dell’Unione europea si sono accorti a scoppio ritardato. Sulle edizioni cartacee di oggi neppure l’ombra.

Eppure, per settimane gli stessi giornali italiani (di regime) hanno indicato il Portogallo come modello da seguire per liberarsi dalla pandemia e per criminalizzare i non vaccinati italiani, causa o pretesto dello stato di emergenza che ormai dura da oltre un anno e mezzo.

Quello che succede in un Paese europeo in materia di Covid 19 è notizia con cui bombardare gli italiani finché indica la via delle vaccinazioni a tappeto quale via maestra; diventa “non notizia” da ignorare se lo stesso Paese assume misure che smentiscono i teoremi che propinano ogni giorno 24 ore al dì a reti unificate politici e virologi al soldo della case farmaceutiche.

Addirittura ieri su Il Fatto quotidiano, mentre in Portogallo si stavano varando nuove misure liberticide, è stato pubblicato un servizio dal titolo eloquente, in cui ai provvedimenti assunte dal Portogallo non si fa alcun cenno.

 

D’altro canto c’era da legittimare l’operato del Governo guidato dal banchiere Mario Draghi che il giorno prima aveva varato un’altra stretta per obbligare i cittadini italiani a vaccinarsi. Non che gli italiani non abbiano risposto copiosamente alla campagna di vaccinazione. E’ vaccinato, infatti, il 78% della popolazione italiana, l’87% degli over 12, il 93% delle persone con età superiore ai 70 anni.

Una sorta di estorsione quella di Draghi imposta – a dire del premier – a tutela della salute di tutti – da un assunto (spacciato per) scientifico che però quanto sta accadendo in Portogallo si è incaricato di smentire ancora una volta.

Ovvero che i cittadini vaccinati non sono contagiosi e invece quelli non vaccinati lo sono. Quest’ultimi dunque se anche non vogliono tutelare la loro salute hanno l’obbligo di farsi inoculare una sostanza estranea nel loro corpo per tutelare i vaccinati.

Di logica aristotelica dovrebbe essere la domanda susseguente: ma se sono vaccinati e dunque immunizzati e protetti cosa hanno da temere i signori che legittimamente e liberamente (dopo due anni di terrore), hanno deciso di proteggere al meglio la loro vita?

Invece, come il caso portoghese dimostra (anzi conferma), il vaccino, questi vaccini usati per il covid 19, non riducono i contagi (i decessi e i ricoverati sono cosa diversa). Di sicuro non li riducono nelle percentuali pari all’80%, che vengono sciorinate dai governanti italiani e dagli scienziati di cui si sono circondati.

I contagi infatti aumentano allarmando i governi anche dove la popolazione è tutta vaccinata.

Sostenere il contrario, colpevolizzando e discriminando chi non vuole essere sottoposto a questo trattamento sanitario serve solo per legittimare uno stato poliziesco di emergenza.

Uno stato di emergenza che consente alla  classe di governo più incompetente, insipiente  e a tratti comica della storia repubblicana di rimanere in sella e ai padroni delle multinazionali, che la sostengono per mezzo dell’uso spregiudicato della stampa, di realizzare affari impensabili sino a qualche anno fa.

Uno stato che – a  parte una minoranza di italiani innamorati della libertà o terrorizzati dal una vaccino “non tradizionale” – piace quasi a tutti, trovando il consenso attraverso la distribuzione di bonus di varia foggia di centinaia di posti di lavoro (senza concorso) inutili, di sostegni a imprese decotte, di contributi alla stampa serva. Nulla di particolarmente grave, se non fosse che lo si sta facendo usando risorse economiche che sono solo in prestito. E che presto o tardi in qualche modo bisognerà restituire.

IL CORSIVO. Covid, verità all’italiana. Le manipolazioni (le ultime) del ministro degli esteri Gigi Di Maio sull’emergenza sanitaria negli altri Paesi diventano articolo entusiasta del giornale della propaganda del terrore

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Di Maio: “Gli altri Paesi già chiamano l’Italia per chiedere posti letto”. Il Ministro: “la Bulgaria insegna, contro la pandemia serve un governo stabile”

In questo titolo de La Repubblica di ieri 5 novembre e nella foto a corredo c’è tutto.

C’è la manipolazione della realtà. C’è l’ignoranza e la malafede di una classe di governo di infimo livello pronta a tutto pur di mantenere le poltrone. C’è l’idea di democrazia e il modello di libertà che la ispira. C’è il giornalismo asservito al potere e agli affaristi.

Il ministro degli esteri ha annunciato che ci sono Paesi che chiamano l’italia invocando posti letto necessari per curare i pazienti colpiti dal Covid 19.

Il messaggio che Di Maio ha voluto mandare è semplice: in Italia, paese in cui la gente, terrorizzata a ritmo serrato da due anni, per lavorare e per poter vivere liberamente è obbligata a vaccinarsi e in cui si fanno 700 000 tamponi al giorno, non c’è emergenza sanitaria per il coronavirus.

Negli altri Paesi, in cui l’epidemia è gestita con il massimo rispetto per la libertà delle persone, senza terrorismo, invece si: gli ospedali sono presi d’assalto da persone colpite dal Covid e in condizioni tali che richiedono il ricovero terapia intensiva, a tal punto che quei Governi sono costretti a prenotare posti letto in Italia.

Il giornale di proprietà della Fiat, in prima linea nella criminale propaganda del terrore in cui si producono da due anni quasi tutti i media italiani, ha fatto, more solito, da cassa di risonanza.

La domanda che qualsiasi giornalista degno di questo nome avrebbe dovuto porgere all’esponente del Movimento 5 Stelle (o di quel poco che ne rimane) è di facile ideazione: “Potrebbe spiegare, signor Ministro degli Esteri, quali siano i Paesi che hanno chiesto aiuto  a uno Stato considerato, salve alcune isole regionali felici, fanalino di coda per l’efficienza del servizio sanitario?”.

Il giornalista si è guardato bene dal fare simile domanda, ma per avere la risposta basta dare una lettura ai giornali più importanti di tutti i paesi europei.

Su tutte quelle testate il tema coronavirus, pure trattato, non è neppure  tra le notizie di apertura delle prime pagine. E’ relegato in taglio basso o nelle pagine interne.

Di emergenza sanitaria non si rinviene neppure l’ombra.

Ciò che i giornali esteri rappresentano è un aumento importante, in alcuni paesi, quali la Germania, del numero dei positivi al Covid 19 e il dibattito tra politici e tra esperti sulle misure che si dovranno prendere se questo aumento dei contagi si dovesse tradurre in un’eccessiva pressione sul sistema sanitario.

La preoccupazione per uno scenario futuro a tinte fosche è sia dagli esperti che dai politici stemperata da una un’argomentazione ovvia: confidiamo nell’efficacia dei vaccini! Altrimenti, per quale altra ragione sarebbero stati fatti se non quella di ridurre gli effetti del covid sulla salute di chi si imbatte nel virus?

In Europa non c’è Paese che abbia una percentuale di vaccinati sul totale della popolazione inferiore al 70%.

Il titolo corretto di un qualunque giornale che si fondi sulle notizie e la verità sarebbe dovuto allora essere: “Le “minchiate” di Di Maio. Il ministro si inventa emergenze negli altri paesi per dare un senso al suo ruolo e per legittimare il Governo di cui fa parte da 4 anni grazie all’emergenza coronavirus”.

Ma siccome il giornale è mosso da logiche non giornalistiche  e non si può chiedere certo ai lettori italiani di andare a compulsare i giornali stranieri per smascherare Di Maio, si usi la logica, riposta ormai da anni nei cassetti. Ci si sforzi almeno.

Si ipotizzi che l’emergenza sanitaria negli altri paesi europei ci sia.

Vuole spiegare il signor ministro, come mai i Governi di Paesi europei molto più avanzati e progrediti dell’italia, invece di elemosinare posti letto all’Italia non adottano per contrastare il terribile virus le stesse misure liberticide italiane?

Perché non imitano l’azione di Governo italiana, sostenuta da tutte le forze politiche, senza che in Parlamento ci sia un minimo di reale opposizione?

Solo qualche decennio fa, quando in Italia c’era l’opposizione e nei Governi militavano statisti formati nei partiti politici e non uomini delle banche e figuranti portati al potere da un comico populista, per indicare l’assenza di democrazia si usava la famosa espressione: maggioranza bulgara.

Nell’intervista riportata da La Repubblica per il ministro Di Maio il modello bulgaro è ora quello da seguire. Di Maio è un pò distratto.

L’Italia negli ultimi due anni è andata ampiamente oltre. Tanto che se per indicare l’assenza di democrazia l’espressione “maggioranza bulgara” fosse sostituita da “maggioranza italiana” non si farebbe  certo un torto alla storia.

Ps. L’intervista a Di Maio è corredata da una foto. Chi c’è nella foto? Il ministro con in mano il libro appena edito del direttore del quotidiano romano che lo ospita, Maurizio Molinari, “Il campo di battaglia”: insomma un’operazione (auto) pubblicitaria a tutto tondo.

Nella sua ultima fatica il direttore (di fiducia della Fiat, che lo ha imposto non appena ha acquistato la proprietà del  giornale, un tempo noto per le battaglie di libertà), spiega perché la rinascita dell’europa passa dall’Italia.

A chi ha a cuore la libertà e la democrazia non resta che sperare che Molinari si sbagli. E di grosso.

 

Lista dei non vaccinati ai sindaci e credibilità del giornalismo: per il Garante della privacy il fatto svelato da La Gazzetta del sud non sussiste. Lucio D’amico ha però in mano una “precisa registrazione” che lo smentisce e dimostra che il commissario Covid Alberto Firenze ha mentito. La tirerà fuori?

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Qualche settimana fa, il giornale più autorevole della città, la Gazzetta del Sud, ha dato in esclusiva assoluta  sia nell’edizione on line che in quella cartacea una notizia inquietante: “Il commissario per l’emergenza Covid Alberto Firenze ha fornito ai sindaci della provincia l’elenco con i nomi dei cittadini non vaccinati”.

Il giornale, degno scudiero della propaganda del terrore Covid 19  orchestrata a livello locale dal sindaco Cateno De Luca, ha pubblicato questa notizia non certo per denunciare, come avrebbe dovuto essere in uno stato di diritto, l’abuso del commissario mandato dal presidente della regione Nello Musumeci a Messina per gestire –  in cambio di 150 mila euro all’anno – l’emergenza coronavirus che in riva allo Stretto (e in Sicilia) non c’è mai stata. No, il contrario.

ll taglio della notizia era di esaltazione e lode per l’efficienza e il decisionismo del manager pronto a tutto pur di vaccinare i siciliani recalcitranti e sconfiggere così il terribile virus.

Lo stralcio dell’articolo riportato di seguito è eloquente.

 

Nella foga di esaltarlo a tutti i costi, il giornale non si è reso conto di aver accusato Firenze di una grave violazione di legge.

I non vaccinati sono saltati sulla sedia. Si è scatenata una bufera mediatica, rimbalzata su qualche giornale nazionale.

Il commissario Firenze, vittima – a suo dire – per effetto della notizia di minacce da parte di no vax, ha smentito inviando un’ indignata rettifica alla Gazzetta del sud: “E’ falso. Mai ho dato ai sindaci elenchi di no vax”.

Il giornale più importante della città ha pubblicato la rettifica a modo suo, rincarando la dose e facendo passare Firenze non solo per uno che se ne infischia della legge ma anche per un emerito bugiardo.

Dell’operazione si è incaricato Lucio D’amico, il giornalista più importante e obiettivo del quotidiano, colui che nei primi mesi dell’anno in corso per legittimare la dichiarazione di Messina “zona rossa” voluta dal sindaco De Luca e decretata dal Governatore Musumeci moltiplicò sulle pagine dello stesso giornale il numero dei positivi, come se fossero pani e pesci.

E’ toccato a lui dare una lezione di verità e di etica.

“Carissimo commissario, c’è una precisa registrazione in merito. Tutto quello che è stato riportato nel pezzo è frutto dell’incontro tra il commissario e i sindaci. Il nostro giornalista era presente”, ha replicato un piccato Lucio D’amico alla nota di Firenze.

I non vaccinati, finanche coloro che lamentano che la stampa manipola sistematicamente tutta l’informazione sulla pandemia, hanno però voluto credere a Lucio D’amico.

Come biasimarli: una firma, una garanzia.

Sono fioccati gli esposti all’Autorità garante per la privacy e le denunce in Procura.

Il 6 settembre la Gazzetta del sud trionfante ha pubblicato la notizia che il Garante della privacy avesse aperto un’istruttoria, rivendicandone il merito.

 

Nel corpo dell’articolo è rimarcato nuovamente in rosso che il manager Firenze, in buona sostanza, è un bugiardo irredimibile perché la Gazzetta del Sud, non un giornale di parrocchia, aveva “accertato” la consegna degli elenchi, provata da “registrazione” e “confermata da più fonti”, ma smentita ostinatamente dal commissario.

Ecco cosa si legge giustappunto nel pezzo:

 

Il Garante delle privacy, però, in quattro e quattr’otto ha archiviato i procedimenti a carico di Alberto Firenze: “Il commissario ha spiegato che non ha mai dato elenchi ad alcun sindaco”, ha motivato in una nota firmata dal vice segretario generale dell’organismo deputato a proteggere la riservatezza di ogni cittadino e a sanzionare le violazioni, Claudio Lippi, il 9 settembre 2021

La Gazzetta del sud però di questa archiviazione non ha dato ancora notizia. Eppure sono passati 15 giorni.

Lo farà sicuramente nelle prossime edizioni.

Lucio D’amico avrà così modo di aggiungere all’originaria notizia, un’altra ancora più inquietante: il commissario Firenze non solo ha mentito quando ha mandato la rettifica al giornale, ma  – cosa ancora più grave – ha mentito successivamente a una pubblica autorità, ingannandola ed evitando così un sicuro provvedimento sanzionatorio.

Infatti, il giornalista D’amico – come ha pubblicamente scritto – ha in mano una “precisa registrazione” che dimostra e prova che la consegna delle liste dei noi vaccinati “accertata” dalla Gazzetta del sud si è davvero consumata checché ne dica il Garante della privacy.

Ora, forse, è venuto il momento di tirarla fuori dal cilindro.

Le ipotesi alternative sono due:o mente Firenze e allora dovrebbe essere subito licenziato da Musumeci; o mente l’autorevole Lucio D’amico.

I misteri italici dell’epidemia di Covid 19: 40 milioni di italiani vaccinati e green pass a tappeto ma rispetto a un anno fa si registra il triplo di persone positive e in terapia intensiva, il doppio di ricoverati. Eppure, per l’Istituto superiore di sanità il vaccino riduce del 78% la diffusione del virus

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Secondo l’Istituto superiore di sanità la vaccinazione riduce del 78% la possibilità di contrarre l’infezione da Covid 19, il terribile virus che affanna la notte e i giorni degli ultimi 18 mesi di tutti i politici e scienziati italiani  (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Bollettino-sorveglianza-integrata-COVID-19_1-settembre-2021.pdf).

In Italia i vaccinati attualmente sono circa 41 milioni: il 75% della popolazione vaccinabile, in termini percentuale uno dei dati più alti al mondo. E dal 6 agosto scorso è stato introdotto il green pass, strumento che – secondo gli scienziati e i governanti – impedisce la trasmissione del virus consentendo solo i contatti nei luoghi chiusi tra i cittadini “asettici”: vaccinati e tamponati negativi al virus.

Eppure i numeri – sempre quelli ufficiali del ministero della salute – dicono che al 16 settembre del 2021, rispetto a un anno fa, ovvero  al 16 settembre del 2020, quando non c’era neppure un vaccinato e la gente si muoveva liberamente senza green pass, ci sono il triplo delle persone attualmente positive al Covid 19. Precisamente il 16 settembre 2021 sono 116.342; l’anno prima, il 16 settembre del 2020, erano 39.187. Il dato – è bene precisare – dipende anche dal numero dei tamponi, oggi effettuati in misura maggiore di un anno or sono.

I ricoverati con sintomi negli ospedali sono 4.018. Un anno fa, erano 2.012, la metà.

E, infine, il 16 settembre del 2020 in terapia intensiva c’erano 197 persone. Un anno dopo, ce ne sono 531, ben 334 in più, quasi il triplo.

Ecco di seguito i bollettini pubblicati dal ministero della Salute, da cui sono stati attinti questi dati.

Chi scrive non conosce la spiegazione scientifica di questo mistero e il perché se 40 milioni di italiani vaccinati hanno il 78% di possibilità in meno di contrarre e quindi diffondere l’infezione, in Italia ci sono 3 volte gli infettati di quando c’erano 40 milioni di persone in più con il 78% di possibilità in più di diffondere il virus, già solo perché non vaccinati. Senza contare l’effetto “non diffusivo” o limitativo dell’infezione del green pass, strumento cosi efficace che il Governo ha deciso di estenderlo a tutta la popolazione.

Può solo azzardare ipotesi.

Di sicuro, sa che questo paradossale mistero che dovrebbe interessare i cittadini, tutti i cittadini, vaccinati e non vaccinati, è sconosciuto alla quasi totalità degli italiani, che invece conoscono a menadito gli slogan dei virologi del terrore al soldo delle multinazionali e degli show di regime e di chi grazie al covid sta facendo affari impensabili sino a poco tempo fa.

P.S.

1) Chi scrive non  è no vax: etichetta stupida e superficiale che serve unicamente ad azzerare ogni confronto.  Ha prenotato personalmente dei vaccini a persone anziane o malate o semplicemente terrorizzate e non ha mai provato a convincere persone  a lui vicine a non vaccinarsi. Ha profondo rispetto per chi ha deciso e deciderà di vaccinarsi.

2) Non è “negazionista”, altra etichetta inventata proprio per affogare il dissenso: non ha mai detto o scritto che il virus Covid 19 non esistesse. Ha sempre sostenuto sin dall’inizio di questo pandemonio italico (altro che pandemia) che la reale pericolosità del virus non giustificasse la propaganda del terrore nostrale (senza eguali al mondo) orchestrata – per motivi squisitamente economici – dalla classe dirigente più scarsa e opportunista della storia della Repubblica, e non giustificasse le conseguenti e talora inutili limitazioni delle libertà.

Anzi, ha sostenuto che questo terrorismo avrebbe prodotto più danni di quelli che questo virus  da solo sarebbe stato capace di determinare e che ha determinato in quei paesi europei, in cui per contro la classe dirigente ha cercato di contrastare il terrorismo. I numeri dicono che non si sbagliava.

 

Disastro nella gestione dell’emergenza (che a Messina non c’è stata) Covid 19: ecco perché il manager dell’Asp 5 Paolo La Paglia deve essere licenziato secondo la relazione impietosa e disarmante della commissione ispettiva regionale

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Il manager dell’asp 5 di Messina Paolo La Paglia

 

Costituzione dell’unità di crisi aziendale. Caricamento puntuale sulla piattaforma del numero dei tamponi eseguiti e dell’esito degli stessi. Aggiornamento quotidiano della situazione dei posti letto negli ospedali della provincia.  Contact tracing. Reclutamento e organizzazione del personale dedicato all’emergenza. Potenziamento dei laboratori di analisi. Gestione dei rifiuti speciali dei soggetti positivi.

Non c’è uno solo di questi obiettivi dettati dalla normativa nazionale e regionale per fronteggiare l’epidemia di Covid 19 che è stato realizzato dall’Azienda sanitaria provinciale di Messina tra il marzo e il dicembre del 2020.

Sono queste le conclusioni cui è giunta che la commissione ispettiva nominata dall’assessore regionale alla sanità Ruggero Razza il 16 dicembre del 2020.

Emerge l’inadeguatezza dell’organizzazione nel suo complesso ad incidere con successo sui risultati dei processi organizzativi interni e nell’individuare risposte efficaci,tempestive e funzionali alle nuove esigenze legate all’epidemia di Covid 19. Si evidenzia la criticità nelle relazioni tra le varie articolazioni aziendali,la scarsa capacità di coordinamento delle diverse figure, uffici, settori deputate alla gestione dell’emergenza Covid e la difficoltà, su aspetti prioritari, di gestire adeguatamente i rapporti con la ditta informatica”, hanno scritto in sintesi gli ispettori regionali al termine della loro relazione, consegnata – dopo 7 giorni di lavoro – il 24 dicembre all’assessore Razza.

Gli ispettori hanno verificato, punto per punto, se e in che misura  l’Asp 5 ha adottato le misure imposte in vista dell’ondata epidemica.

Nel corso di nove mesi non è stato minimamente o parzialmente realizzato neppure uno degli obiettivi previsti.

Dalla lettura attenta della relazione ne esce uno spaccato impietoso e disarmante  del modo in cui la (paventata) emergenza coronavirus è stata gestita nel territorio di competenza dell’Asp 5.

E’ sulla scorta di questa relazione di 31 pagine che il presidente della Regione Nello Musumeci il 17 febbraio ha avviato la procedura diretta al licenziamento del direttore generale dell’azienda provinciale Paolo La Paglia.

La lettera di contestazione conteneva l’invito a controdedurre nel termine di 30 giorni.

Il giorno successivo però – nelle more della procedimento diretto alla risoluzione del contratto – il presidente della regione ha comunque disposto la sospensione dall’incarico di La Paglia.

Al manager nisseno era stata già offerta la possibilità di spiegare la sue ragioni nel corso di un’audizione tenuta a Palermo il 20 gennaio 2021 davanti ai due dirigenti generali dell’assessorato regionale.

Ma – a parere dei due dirigenti regionali – le sue giustificazioni non hanno minimamente scalfito la fondatezza dei gravi rilievi messi nero su bianco dagli ispettori.

Benché – a leggere la relazione – l’Asp 5 di Messina ha mostrato una totale inadeguatezza e carenze gravissime  in tutti i settori – l’emergenza sanitaria -quella vera non quella inventata da politicanti e giornalisti servi del potere – a Messina non c’è stata.

Lo dimostrano anche i dati diffusi qualche giorno fa dallo stesso assessorato alla Sanità.

L’emergenza non c’è stata né in termini di numero dei contagiati, né in termini di mortalità, né in termini di stress del sistema sanitario (occupazione posti letto).

Non c’è stata  – soprattutto – in termini di eccesso di mortalità rispetto agli anni precedenti.

La città di Messina e la sua provincia hanno i dati migliori di tutta la Sicilia. E la regione Sicilia tra i dati migliori di tutta Italia.

 

IL CASO: La “polizia politica” fuorilegge di Cateno De Luca e gli inviti “abnormi” del capo della Procura Maurizio De Lucia al sindaco di Messina. Cronaca di un cortocircuito istituzionale. Il magistrato smentisce La Gazzetta del Sud che insiste: chi mente?

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Può esistere in un ordinamento liberale e democratico un organo denominato di polizia giudiziaria che svolga la sua attività alle dirette dipendenze e sotto la direzione di autorità diverse dalla Procura della Repubblica?

La risposta è no. Assolutamente no. Certo che no.

La ragione è semplice ed ha a che fare con la tutela delle libertà fondamentali dei cittadini: si tratta di impedire che, in barba al principio di separazioni dei poteri, un soggetto politico, per sua natura non imparziale, possa usare uno strumento, quello delle indagini (magari create o orientate ad arte) svolte da un organo di polizia sottoposto al suo potere gerarchico, per porre in essere ritorsioni o ricatti.

Un pò quello che capitava – con le dovute proporzioni – con la polizia politica di stampo dittatoriale.

Non può esistere questo organo di polizia giudiziaria, al di là dell’attività che svolge, neppure sotto il profilo formale: per l’ovvia ragione che usando questa denominazione (presente anche sulla carta intestata), che evoca indagini di rilievo penale ordinati dalla magistratura, si esercita sui cittadini e sui rappresentati delle altre istituzioni con cui interloquisce un’indebita pressione.

Eppure, ciò che è proprio dei regimi fascisti, a Messina è stato ideato e messo nero su bianco in una delibera della Giunta guidata dal Sindaco Cateno De Luca.

Precisamente la  “Sezione operativa di polizia giudiziaria” altra e parallela a quella legale “Aliquota di Polizia municipale” posta alle dirette dipendenze della Procura, è stata istituita dalla delibera di Giunta 435 del 28 giugno del 2019.

In precedenza, infatti, negli organigrammi del Comune non si trova traccia di questa Sezione speciale.

Basta dare una lettura allo stralcio della delibera del 2019 per comprendere l’aberrazione messa nero su bianco: 

Vengono citate alcune norme del Codice di procedura penale per attribuire a questo corpo speciale la possibilità di svolgere addirittura “di propria iniziativa”  attività diretta all’accertamento di illeciti e responsabilità penali.

Ma le norme del codice di procedura penale richiamate stabiliscono esattamente l’opposto: questo tipo di attività può essere svolta solo esclusivamente da un organo posto alle dipendenze e sotto la direzione della Procura.

Ovvero soltanto dall’organo individuato al punto successivo, il 10. , della stessa Delibera di Giunta:

 

Che qualcosa non andasse nel modo di agire di questo organismo fuorilegge lo ha rilevato di recente finanche il capo della Procura della Repubblica di Messina, Maurizio De Lucia, al quale questa “Sezione di polizia giudiziaria della polizia municipale” che agiva autonomamente dall’organo giudiziario da mesi faceva giungere informative di reato.

De Lucia ha scritto al sindaco Cateno De Luca “per invitarlo a adeguare il comportamento della polizia municipale di Messina (ovvero di questa Sezione speciale” ai canoni di legge”.

Da quanto scrive il procuratore De Lucia, a Messina quello che la legge voleva impedire si è verificato.

E’ accaduto che un organo politico, quale il sindaco, abbia indotto o meglio “ordinato” a questa polizia alle sue dipendenze gerarchiche di fare indagini su fatti che ha ritenuto penalmente rilevanti riguardanti cittadini, in ipotesi astratta – giusto per fare un esempio utile a capire la gravità di quanto accaduto – suoi avversari politici.

L’escamotage usato dal sindaco – sempre sulla base della lettera del magistrato De Lucia – sarebbe stato quello della denuncia o della querela da parte del sindaco non all’autorità giudiziaria deputata a riceverla, come prevede la legge, ma alla “sua” Sezione speciale di polizia giudiziaria.

Tuttavia, l’iniziativa del procuratore Maurizio De Lucia per certi versi è inquietante quanto, se non di più, della stessa esistenza di questa sorta di polizia giudiziaria fuorilegge.

Non si ha notizia, infatti, di vertici della Procura che, muovendosi nell’alveo della legalità, invitano un sindaco, cioè un organo politico, a fare o non fare delle cose.

La Procura istituzionalmente e per dettato costituzionale, apprende le notizie di reato, coordina le indagini per accertarne la sussistenza, individua i presunti responsabili, esercita l’azione penale e, in caso di rinvio a giudizio, rappresenta la pubblica accusa in giudizio. Stop.

Il resto significa travalicare le proprie competenze.

Sono individuabili nei comportamenti degli agenti di questo organismo di polizia giudiziaria fatti penalmente rilevanti. E in caso positivo, la loro condotta è stata posta in essere su ordine o richiesta del sindaco o di qualche assessore, che a quel punto sarebbero concorrenti nel reato?

Perché un sindaco invece di presentare le sue (legittime, in ipotesi) denunce agli organi deputati per legge a riceverle, si rivolge a un corpo di polizia municipale fuorilegge e sottoposto al suo controllo?

Queste sono le domande a cui la Procura dovrebbe dare risposta. Questo è ciò che hanno diritto di sapere i cittadini messinesi.

Invece, De Lucia si è avventurato in una lettera di invito.

E’ come se un pubblico ministero, venuto a conoscenza che i secondini di un istituto penitenziario calpestano i diritti fondamentali dei detenuti, scriva al direttore del carcere per invitarlo a farli smettere.

Nel caso di specie, poi, la lettera di invito al sindaco inviata da De Lucia tramite protocollo generale (e quindi conoscibile da chicchessia) ha determinato una sorta di cortocircuito mediatico/politico/giudiziario. 

Se c’erano delle indagini in corso, infatti, De Lucia con la sua lettera ne ha rilevato l’esistenza agli interessati, in spregio al segreto d’ufficio.

Il giornalista della Gazzetta del sud Nuccio Anselmo, infatti, qualche giorno dopo ha dato notizia di vigili sotto inchiesta per i reati gravi di abuso d’ufficio e falso.

Lo stesso giorno però De Lucia – non appena ha letto il giornale – ha smentito categoricamente la notizia con una nota all’Ansa, la più importante agenzia di stampa italiana.

Il perché un magistrato debba preoccuparsi di smentire una notizia falsa (delle decine pubblicate ogni giorno) rimane un mistero.

Il giornalista Anselmo tuttavia ha ribadito che di vigili sotto procedimento penale – checchè ne dica De Lucia – ce ne sono. Eccome, se ce ne sono. 

Dunque – secondo il migliore dei giornalisti della Gazzetta del Sud –  o De Lucia dice una cosa falsa o non sa quello che fanno i suoi sostituti procuratori, magari gli stessi con cui ha parlato Anselmo.

Secondo De Lucia, invece, chi non ha cognizione di ciò che scrive è Anselmo.

In attesa che Anselmo e De Lucia si mettano d’accordo, Cateno De Luca – da par suo –  ne ha approfittato per abbozzare la sua vittimistica e scontata difesa: “Contro di me si sta preparando una nuova lupara giudiziaria”. 

Poco manca si giustifichi sostenendo che aveva creato questo speciale corpo di polizia (non a caso, “giudiziaria”) proprio per prevenirla. 

Il RETROSCENA. Competenze & ricatti: La commissaria Covid Maria Grazia Furnari mette i puntini sulle i, Cateno De Luca la minaccia evocando la “debolezza” della “parentela” con il capo della Procura: “Voglio tutti i dati o ti denuncio all’autorità giudiziaria”. La manager si piega. Gli aveva scritto: “Sindaco senza poteri sulla gestione sanitaria”.

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Il sindaco Cateno De Luca e la commissaria emergenza Covid Maria Grazia Furnari

 

La commissaria per l’emergenza Covid Maria Grazia Furnari mette – garbatamente – i puntini sulle i. Per tutta risposta, il sindaco Cateno De Luca minaccia di denunciarla ai magistrati della Procura della Repubblica, guidati dal cognato della manager Maurizio De Lucia, evocando un caso di conflitto di interessi e di imbarazzo istituzionale.

Alla fine, la Furnari si piega, ma salva le apparenze.

Era prevedibile. E’ stato previsto. E’ accaduto.

La prova di quanto fosse inopportuna la decisione dell’assessore alla sanità Ruggero Razza e del presidente Nello Musumeci di affidare alla vigilia di Natale la gestione dell’emergenza (infinita) coronavirus alla manager palermitana dal legame ingombrante in riva allo Stretto, è arrivata nel giro di poche settimane dall’insediamento.

De Luca, unico sindaco di italia che ritiene di aver diritto di ingerirsi nella gestione dell’emergenza coronavirus, attaccando quotidianamente attraverso face book i vertici della locale azienda sanitaria provinciale, non ha avuto esitazione a fare leva sulla “debolezza” della commissaria, non appena questa si è “ribellata” ai suoi voleri.

Tavoli tecnici, la passione di De Luca

Il casus belli è nato dalla convocazione da parte di Cateno De Luca di un tavolo tecnico per sabato 23 gennaio in cui discutere una serie di problematiche relative all’emergenza Covid in città: l’ennesimo convivio – per molti addetti ai lavori – stucchevole e causa di perdita di tempo.

Rifiuti, dati epidemiologici, istituzione Unità di medici per l’assistenza a casa, e banca dati contagiati: questi alcuni dei temi fissati all’ordine del giorno dal sindaco.

Questione di competenze

La commissaria con tono cortese e misurato ha declinato l’invito provando a spiegare a De Luca che il sindaco non ha competenze operative in materia di misure sanitarie e non ne ha, a maggior ragione, in materia di emergenza Covid:

Sono spiacente di dover declinare l’invito a partecipare al tavolo
tecnico convocato dalla Signoria Vostra per la giornata di domani, sabato 23 gennaio. Sul punto, mi corre l’obbligo di precisare che le attività indicate all’ordine del giorno dei lavori del suddetto tavolo riguardano a ben vedere competenze di organizzazione sanitaria istituzionalmente in capo all’assessorato Regionale della Salute anche per il tramite della scrivente
Commissario ad acta.
Pur apprezzando comunque la disponibilità di codesta Amministrazione comunale, come si è fattivamente dimostrato con la frequentissima celebrazione di tavoli congiunti, le attività di cui si chiede di discutere nella riunione della giornata di domani risultano già avviate e/o poste in essere,  attraverso l’Ufficio commissariale di competenza e in sinergia con l’ASP di Messina e le Aziende del Servizio sanitario regionale della provincia.
A parere della scrivente, emerge dalla suddetta convocazione che l’Amministrazione Comunale di Messina intenderebbe discutere nel merito dello svolgimento di attività che, in disparte l’ordinaria organizzazione amministrativa e il riparto di competenze in materia di sanità pubblica (che, come è noto, in forza della c.d. aziendalizzazione del S.S.N., operata fin dal d.lgs 502/1992, è stata sottratta dalle prerogative degli enti locali), risultano già disciplinate dalla normativa emergenziale e dai protocolli ministeriali e regionali fino a questo momento adottati in materia di  emergenza epidemiologica da Covid-19“, ha precisato Maria Grazia Furnari in una nota datata 22 gennaio.

In nessun comune di Italia e di Sicilia, neanche nelle città che hanno mortalità e percentuali di positivi di gran lunga superiore a Messina, i sindaci indicono quasi quotidianamente tavoli tecnici convocando agli orari a loro più graditi i manager delle aziende ospedaliere per discutere di questioni sanitarie.

La manager ha richiamato alla difesa di questo principio di autonomia anche i vertici delle aziende ospedaliere della città: “La presente è rivolta altresì ai Direttori delle altre Aziende Ospedaliere che a maggior ragione, per le peculiari competenze sanitarie a cui assolvono, appaiono avulse dall’iniziativa in commento“, ha precisato, inviando la lettera alle diverse autorità convocate.

Ciò detto, con riferimento alle prerogative di cui all’incarico che rivesto, confermo la mia piena disponibilità a svolgere un attento monitoraggio della gestione dell’attuale Emergenza da parte di tutti gli attori coinvolti”,ha comunque ribadito al sindaco.

L’ira funesta del sindaco esperto di emergenze

Non appena De Luca ha letto la nota del commissario è andato su tutte le furie, come traspare dalle pesanti espressioni usate nella lettera che le ha indirizzato il giorno dopo, 23 gennaio.

Un profluvio di accuse e contestazioni lunghe 6 pagine fitte, fitte: “Prendo atto della Sua rivendicazione di assoluta ed esclusiva competenza sulla gestione dell’emergenza sanitaria, laddove la Signoria sua decide arbitrariamente di escludere l’Amministrazione comunale dal confronto (…) e non posso esimermi dal rilevare che con la sua dichiarazione ha manifestato il totale dispregio nei confronti di questo Sindaco e della sua autorità e dei suoi compiti sicché – a Suo parere – l’avvenuta disciplina delle attività emergenziali impedirebbe a questa Amministrazione di entrare nel merito delle modalità con le quali l’Asp di Messina e il Suo Ufficio Commissariale hanno gestito l’emergenza”, ha polemizzato De Luca. 

Il sindaco non ha potuto contestare il principio di autonomia ma ha insistito su un punto: il diritto a conoscere i dati dei contagi e della situazione degli ospedali:”Forse Lei ha trascurato di considerare, mentre redigeva la nota di rifiuto alla convocazione al tavolo, che i dati relativi all’andamento epidemiologico che si era già impegnata a fornire ed aggiornare, non possono essere omessi al Sindaco che ha adottato una Ordinanza che ha superato per ben due volte il vaglio del giudizio monocratico da parte del Tar  Sicilia, che ha ritenuto che proprio i dati relativi all’andamento del contagio contenuti nelle motivazioni dell’Ordinanza ne legittimassero le disposizioni più restrittive rispetto a quelle di carattere nazionale e regionale. Omettere i  dati che si era impegnata a comunicare, e che Le vengono richiesti anche con la presente, significa impedire al Sindaco di valutare l’efficacia delle misure adottate, impedire al Sindaco di valutare l’eventuale proroga delle stesse o la loro rimodulazione. Significa, in poche parole, impedire al Sindaco di esercitare i propri poteri, privandolo illegittimamente di dati che non possono e non devono essere taciuti”, ha sottolineato De Luca il 23 gennaio, riconvocando comunque il tavolo tecnico per il giorno successivo di domenica 24 gennaio. 

Il primo cittadino ha così diffidato la commissaria a fornirgli giornalmente i dati dei positivi, dei posti letto occupati in degenza ordinaria e in terapia intensiva, concludendo minaccioso:

Si avvisa che la mancata trasmissione dei suddetti dati, che dovranno essere trasmessi entro lunedì 25 gennaio 2021, costituirà espressione di rifiuto che, in quanto tale, verrà denunciato all’Autorità Giudiziaria competente territorialmente anche in applicazione dei principi di cui alla Legge n. 248/2002“. 

 

Il ricatto strisciante

La legge che cita De Luca è quella che ha modificato alcune norme del codice di Procedura penale in materia di rimessione: ovvero quell’istituto in forza del quale per legittimo sospetto di non imparzialità del giudice competente il processo debba essere spostato ad altra sede.

De Luca conosce bene la materia perché quando era sotto processo a Messina per una serie di ipotesi di abuso di ufficio e tentata concussione (processo poi finito con l’assoluzione nel merito per alcuni capi di imputazione e per prescrizione per quello più grave) avanzò appunto  richiesta di rimessione, rigettata dalla Corte di Cassazione.

Il messaggio benché cifrato è chiaro e può essere sintetizzato in questi termini grossolani: tu mi contrasti e io ti denuncio e porto il tuo operato davanti alla valutazione dell’ufficio di Procura diretto da tuo cognato, facendo così diventare concreto il conflitto di interessi e creando un problema allo stesso capo della Procura e ai suoi colleghi di Palazzo piacentini, perché tutti potranno dubitare della loro imparzialità.

La lettera di De Luca reca in calce (stampato) anche il nome e cognome dell’assessore con delega all’emergenza Covid Dafne Musolino, ma risulta firmata solo dal sindaco.

Se la manager….incassa e si prepara a vacillare

La missiva di De Luca ha prodotto i risultati voluti.

Maria Grazia Furnari, sempre nella giornata di sabato 23, incassata la dura rampogna del sindaco, ha ripreso penna e carta e ha riscontrato la nota.

Dopo aver fornito una serie di precisazioni su temi oggetti del tavolo tecnico, la manager ha concluso conciliante ma ferma : “Da ultimo, quale spunto metodologico per la utile prosecuzione delle interlocuzioni istituzionali tra questo ufficio commissariale e il Comune di Messina, rilevo per il futuro che le convocazioni ai tavoli debbono essere preferibilmente celebrate – come già avvenuto il 15 gennaio scorso – dinanzi al Prefetto di Messina e, in ogni caso, condivise e preventivamente concordate sia quanto alla data e all’orario di celebrazione che quanto agli argomenti da porre all’ordine del giorno.
Per dette medesime ragioni, preso atto della ulteriore convocazione di cui alla nota prot. n. 19465 di data odierna, faccio presente che non potrò prendere parte all’incontro fissato unilateralmente per domani, domenica 24 gennaio, manifestandomi disponibile per un ulteriore incontro, ribadisco, da concordare congiuntamente”.

Il ripensamento immediato

Detto e sottolineato, ma non fatto.

Maria Grazia Furnari, infatti, domenica 24 gennaio si è regolarmente presentata al tavolo tecnico convocato unilateralmente da De luca.

E il 25 gennaio, nel termine fissato minacciosamente dal primo cittadino, sul tavolo del sindaco sono arrivati i dati dei contagiati e la situazione dei posti letto.