Medicina, a Messina test nulli dal 2001 al 2010. A rischio le prove del 2013 di tutti gli atenei italiani

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UNIME

MESSINA. I test di ammissione alla facoltà di Medicina dell’ateneo di Messina svolti tra il 2001 al 2010 sono illegittimi. Quelli che si sono tenuti in tutte le Università italiane nel 2013 rischiano di essere travolti da una valanga di ricorsi. Il motivo? Violazione dell’anonimato.

La decisione dei giudici dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato depositata da qualche giorno riguarda le prove che si sono tenute a Messina (allo stesso modo degli anni precedenti) nel 2010, ma detta un principio che alla luce di come si sono svolte le prove il 9 settembre del 2013 apre la strada alla dichiarazione di invalidità dei test tenuti l’ultimo anno in tutti gli atenei di Italia e a cui hanno partecipato 75mila aspiranti medici per accaparrarsi i 10mila posti messi in palio.

Test medicina

I 15 giudici del massimo organo della giurisdizione amministrativa, correggendo l’orientamento dei giudici del Tribunale amministrativo regionale di Catania, hanno stabilito infatti che “nelle prove scritte dei pubblici concorsi o delle pubbliche selezioni di stampo comparativo una violazione non irrilevante della regola dell’anonimato da parte della Commissione determina de iure la radicale invalidità della graduatoria finale, senza necessità di accertare in concreto l’effettiva lesione dell’imparzialità in sede di correzione“. Che violazione della regola dell’anonimato a Messina ci fosse stata l’avevano già rilevato ed ammesso sia i giudici di primo grado che i giudici di appello del Consiglio di giustizia amministrativa. I primi tuttavia avevano ritenuto di non poter annullare le prove perché non vi era prova che in concreto questa violazione avesse inciso sull’esito della prova. I secondi prima di decidere nel merito hanno rimesso la questione di diritto ai giudici guidati da Giorgio Giovannini. Che l’hanno pensata diversamente dai magistrati catanesi.

Per i giudici del Consiglio di Stato, infatti, perché le prove siano annullate non è necessario che si scopra, per uscire dai tecnicismi giuridici, che nel viaggio dall’ateneo al Cineca a Bologna per la correzione, qualcuno potendo individuare (a causa della violazione dell’anonimato, appunto) la scheda di risposte del candidato preferito lo abbia poi davvero favorito con la correzione postuma. Basta soltanto che questa possibilità, in astratto, ci sia.

EFFETTO DOMINO. La decisione dei giudici mette così a rischio le prove che si sono tenute nel 2013, oggetto di vari ricorsi pendenti in tutti i Tar della Penisola. E accende un barlume di speranza per le migliaia di aspiranti medici bocciati alle prove tenute lo scorso settembre, che potrebbero ora coronare il loro sogno di diventare un giorno dottori passando per le aule di giustizia.

Santi Delia

Santi Delia

I due legali autori del ricorso vincente Santi Delia e Michele Bonetti, che per conto dell’Udu, Unione degli universitari, da anni si battono contro il numero chiuso, sottolineano: «Quest’anno il Miur attraverso una circolare del 13 agosto ha impartito alle Commissioni delle istruzioni per lo svolgimento delle prove che come chiunque può facilmente vedere hanno determinato ancora una volta una violazione dell’anonimato. Per espresso ordine del Ministero, infatti, in tutte le sedi d’Italia i commissari hanno visionato i codici segreti dei candidati. Alla luce di quest’ultima pronuncia crediamo che l’annullamento dei test sia inevitabile. Pertanto – concludono i due legali – verrà inoltrato un ricorso straordinario al Capo dello Stato che, a sua volta, investirà proprio il Consiglio di Stato che si è appena pronunciato sulla questione». Ma cos’ha scritto il ministero agli atenei in piena estate? «Il responsabile d’aula invita i candidati a compilare prioritariamente la scheda anagrafica, a sottoscriverla e disporla accanto al documento d’identità».  Il tutto davanti ai commissari che da quel momento sono stati nelle condizioni di abbinare il codice alfanumerico che contrassegnava ogni plico a ciascun candidato. Con buona pace dell’anonimato.

FRUTTI PELORITANI AVVELENATI. La bocciatura dei test di ammissione a Medicina della Facoltà di Messina, intanto, sancisce che ai 2mila aspiranti medici che ogni anno dell’ultimo decennio si sono confrontati per accaparrarsi uno dei 200 posti del corso di Laurea per coronare il loro sogno, garanzia di un lavoro futuro sicuro, invece di sgobbare sui libri di chimica, di fisica e di biologia e di indurre le loro famiglie ad investire migliaia di euro in corsi di preparazione, sarebbe bastato iscriversi al test di ammissione e affidarsi, anche con un punteggio pari allo zero, alla carta bollata.

Ma sul piano pratico ora cosa succederà nell’ateneo di Messina? Dopo la decisione dell’Adunanza plenaria la patata bollente torna ai giudici del Cga di Palermo.

A leggere le carte della causa quest’ultimi non hanno che due possibilità. Il Cga può decidere di annullare tourt court le prove del 2010 e quindi ordinare la rinnovazione delle stesse, come accadde nel 2009 per il concorso di dirigente scolastico tenuto nel 2006. In questo caso i 200 candidati vincitori, ora al terzo anno del corso di studi, improvvisamente perderebbero lo status di studente della facoltà di Medicina.

L’organo di giustizia amministrativa d’appello, è questa la seconda possibilità, potrebbe essere meno drastico e decidere di ammettere al corso di laurea i ricorrenti, salvando così il risultato delle prove.

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