Borse Medicina, pasticcio senza fine: I bocciati querelano la Giannini per omissione in atti d’ufficio. Il Consiglio di Stato ha ordinato la riammissione di 300 ricorrenti ma il Miur fa muro

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Interrogazioni parlamentari, mozioni di sfiducia al ministro e, ora, una denuncia penale. Il primo concorso nazionale per le scuole di specializzazione di medicina dell’ottobre scorso segnato dall’incidente delle domande scambiate per errore dal Cineca non smette di sollevare polemiche e ricorsi. Il Consiglio di Stato ha ordinato la loro immatricolazione. Il ministero dell’Istruzione, però, non ha nessuna intenzione di consentire a 300 medici bocciati di immatricolarsi insieme ai 5mila colleghi ammessi ai corsi di specializzazione universitaria e di percepire così le borse da 2 mila euro mensili per 5 anni. Il ministro Stefania Giannini lo ha ribadito mercoledì 6 maggio al Senato, nonostante la richiesta di dimissioni avanzata da M5S, Lega e Forza Italia che la ritengono «responsabile di tutti problemi organizzativi e delle irregolarità procedurali e di gestione che hanno caratterizzato il concorso». Nell’occasione, la ministra ha annunciato che il nuovo bando verrà pubblicato la prossima settimana e prevederà 6mila e 600 borse, mille in più dello scorso anno. Le prove si terranno entro il 31 luglio.

Grimaldelli
I tecnici del ministero hanno trovato il grimaldello giuridico per eludere la pronuncia del massimo organo di giustizia amministrativa del 27 marzo scorso: si chiama trasposizione del giudizio davanti al Tribunale amministrativo del Lazio. In parole semplici, poiché la pronuncia è arrivata su ricorso straordinario al Capo dello Stato, il ministero invece di darvi corso ammettendo i ricorrenti chiede che la causa torni al giudice di primo grado. In questo modo – secondo gli esperti giuridici del ministero – l’obbligo di immatricolare viene sospeso.

Alla lotteria dei giudici
L’esito del giudizio dinanzi al Tar, alla luce di quanto accaduto sinora, dovrebbe essere scontato: l’organo amministrativo di primo grado, infatti, ha rigettato (senza un rigo di motivazione) con ordinanze cautelari tutti i 4 mila ricorsi presentati da candidati delusi, che dopo la pronuncia del Consiglio di stato (allo stesso modo, priva di motivazione) erano tornati a sperare.

La reazione
La strategia del Miur ha mandato su tutte le furie i 300 medici che hanno organizzato per il 14 maggio un sit in. Ma non si sono fermati a questo. Alcuni di loro, secondo quanto trapelato, hanno chiesto ai magistrati della Procura di Roma di verificare se nel comportamento del Miur ci siano gli estremi della responsabilità penale per omissione in atti d’ufficio o per inosservanza ad un provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Il precedente
Il Miur non ha neppure autorizzato i vari atenei a dare seguito alle pronunce del Tar favorevoli ai medici vincitori del concorso ma «vittime» del sistema beffardo di distribuzione dei posti. Pur aspirando a diventare, ad esempio, pediatri, sotto la spada di Damocle di non potersi iscrivere a nessuna scuola di specializzazione perché i posti nella scuola preferita si sarebbero esauriti dopo gli scorrimenti, avevano accettato con una decisione assunta in poche ore di iscriversi a quella, sempre per fare un esempio, di cardiologia di una città lontana centinaia di chilometri dal luogo di residenza. I posti in realtà – si è scoperto dopo – c’erano. I giudici hanno sancito il diritto di questi medici di spostarsi nella scuola preferita. Sinora, però, le sentenze sono rimaste lettera morta.

Anomalie in concorso
Ricorsi, interrogazioni e mozioni di sfiducia si basano tutte sulla premessa che il concorso 2014 è stato viziato da una grave irregolarità: lo scambio dei quiz destinati all’area clinica con quelli per l’area medica. Inizialmente il Miur aveva detto che le prove sarebbero state ripetute. Poi la commissione incaricata di validare le domande aveva accertato che, essendo i settori scientifico disciplinari in larga parte comuni, i quesiti proposti erano equivalenti stabilendo di conseguenza che, sia per l’una sia per l’altra area, 28 domande su 30 fossero valide. Ma gli incidenti non finiscono qui. Tra le domande somministrate ai candidati, ce n’era una di endocrinologia: la risposta considerata valida era errata per stessa ammissione del Miur. La soluzione? E’ stata considerata valida sia la risposta corretta che quella errata. Inoltre, per un’anomalia del software su piattaforma Java ideato dal Cineca, se il candidato dopo aver spuntato una delle 4 possibili risposte a ognuna delle domande poste sulla sinistra, spostava il puntatore e cliccava, inavvertitamente, nella parte della pagina bianca a destra si spuntava un’altra risposta che prendeva automaticamente il posto di quella scelta. Se il candidato non se ne avvedeva e dava la conferma, finiva per rispondere in maniera diversa da come avrebbe voluto.

 

Dal corriere.it

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