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Medicina, il Tar Lazio boccia per violazione dell’anonimato anche le prove del 2014 e copre di ridicolo la pubblica amministrazione

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Il dirigente generale del ministero dell’Università Daniele Livon alla vigilia delle prove, tenute l’8 aprile scorso, per l’ammissione all’anno accademico 2013/2014 aveva modificato le modalità di identificazione dei candidati dettati a tutti gli atenei d’Italia per il test precedente del 9 settembre 2013 e ritenuti dal Consiglio di Stato lesive dell’anonimato. Ma il rimedio non ha funzionato. Anche l’ultimo concorso, infatti, è stato bocciato, e sempre per violazione dell’anonimato, dai giudici amministrativi.

La decisione, attesa dagli addetti ai lavori e dalle migliaia di ricorrenti per il modo in cui si sono svolte le prove, è stata depositata nella cancelleria del Tar di Roma nella serata di venerdì 18 luglio. Sono ordinanze cautelari (adottate dunque dopo una disamina superficiale della vicenda) e riguardano un gruppo di aspiranti medici cui è stata accordata l’ammissione. I provvedimenti non specificano né il come nè il perché ci sarebbe stata la violazione dell’anonimato. Tuttavia, poiché queste ordinanze accolgono i ricorsi in cui i legali dell’Udu, Michele Bonetti e Santi Delia, hanno rappresentato tutte le violazioni dell’anonimato che hanno caratterizzato le prove di vari atenei, se questa valutazione dei giudici della sezione terza bis del Tar Lazio troverà conferma nei successivi pronunciamenti, gli effetti sono facilmente immaginabili: tutti gli studenti bocciati al test passato e che si sono affidati agli avvocati potranno coronare il sogno di accedere al corso di laurea per diventare medici. Nella migliore delle ipotesi, si tratta di 5mila candidati che si potrebbero aggiungere ai circa 10mila ammessi in prima battuta: complessivamente i partecipanti erano stati 80mila.

L’ennesimo verdetto in materia di test di ammissione a Medicina fa a pezzi il numero chiuso e copre di ridicolo la pubblica amministrazione italiana incapace di organizzare e gestire in maniera legittima un pubblico concorso.

La bocciatura dei test di ammissione del 2014 sancisce, infatti, in maniera clamorosa che ai 70mila aspiranti medici che nei due ultimi anni si sono confrontati per accaparrarsi uno dei 10mila posti messi in palio, per coronare il loro sogno, garanzia di un lavoro futuro sicuro, invece di sgobbare sui libri di chimica, di fisica e di biologia e di indurre le loro famiglie ad investire migliaia di euro in corsi di preparazione, sarebbe bastato iscriversi al test di ammissione e affidarsi, anche con un punteggio pari allo zero, alla carta bollata.