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Gravi carenze igieniche, multe salate alle due rosticcerie più famose di Messina. “Zimbaro” di viale San Martino per evitare la sospensione dell’attività chiude per ristrutturazione. Recidivi i “Fratelli Famulari” di via Cesare Battisti. Il precedente nel segno del giornalismo in forma estorsiva

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La rosticceria Zimbaro chiusa per ristrutturazione

La rosticceria Zimbaro chiusa per ristrutturazione

 

Doveva investire in igiene. Invece, è stato indotto a spendere migliaia di euro in pubblicità per tenere nascosta la verità che pure un blog aveva raccontato.

I giornali locali, se si possono chiamare giornali quelli che non pubblicano le notizie e poi incassano soldi in attività promozionale atta a manipolare le stesse identiche notizie, sono andati a nozze.

Ma tre anni e mezzo dopo, nuovi controlli della Polizia di stato e dei tecnici dell’azienda sanitaria provinciale di Messina hanno fatto riemergere le magagne di un tempo: gravi carenze igieniche.

La “rinomata” Rosticceria dei Fratelli Famulari di via Cesare Battisti, una delle più famose e frequentate di Messina, ubicata a due passi dall’Università e dal Tribunale, si è beccata una nuova multa con obbligo di adeguarsi al più presto a una serie di prescrizioni.

Ma l’ispezione non ha avuto esito negativo solo per Salvatore Famulari.

Se la simpatia e il lusso non bastano

Questa volta, al contrario della precedente, ci ha rimesso le penne pure un collega altrettanto famoso, nel cui esercizio commerciale sono state riscontrate carenze molto più gravi.

La fama di Dino Zimbaro, conosciuto dagli avventori del locale posto all’incrocio tra viale Europa e viale San Martino per i suoi modi rudi e accoglienti al tempo stesso, si è negli ultimi anni estesa.

Nel 2016, infatti, nello stesso stabile di sua proprietà in cui sorge la rosticceria, la figlia, sposata con un noto calciatore di serie A, ha realizzato un piccolo hotel boutique di lusso, pubblicizzato dai mass media locali ma anche nazionali.

Non c’è cliente dell’hotel che nelle recensioni sulle riviste specializzate non racconta di aver gustato anche le prelibatezze della rosticceria di famiglia e di aver potuto apprezzare la convivialità del titolare.

Centinaia di migliaia di euro di investimento per un piccolo albergo di 7 stanze apprezzato e lodato dai clienti – sempre a leggere le stesse recensioni – proprio per l’igiene, l’attenzione per i minimi dettagli e la professionalità.

Nessun investimento invece – a giudicare dall’esito disastroso degli accertamenti che non coinvolgono in alcun modo l’hotel – per adeguare a standard minimi di igiene la cucina dell’attigua rosticceria.

Anche per Dino Zimbaro è scattata così una multa salatissima e obblighi di immediato adeguamento strutturale, con proposta di chiusura del locale inoltrata al sindaco.

Lo storico commerciante ha giocato d’anticipo e ha subito sospeso l’attività dell’esercizio che da alcuni giorni “è in ristrutturazione”, come spiegano i cartelloni attaccati alla saracinesche abbassate.

La rosticceria Fratelli Famulari di via Cesare Battisti

La rosticceria Fratelli Famulari di via Cesare Battisti

Il precedente…. e il giornalismo in forma estorsiva

 

Era il 29 agosto del 2014 quando sul blog www.micheleschinella.it apparve l’articolo: “Riapre la rosticceria dei fratellli Famulari di via Cesare Battisti. Era stata chiusa per gravi carenze igieniche dall’Asp 5. I retroscena”.

L’articolo raccontava l’esito sconvolgente (per lo stomaco dei clienti) dell’ispezione nata per puro caso.

Chi lo scrisse ne venne a conoscenza sulla spiaggia, mentre prendeva il sole, da alcuni vicini di ombrellone, che ne parlavano perché in qualche modo parte in causa.

Bastò un rapido controllo giornalistico per capirne di più e informare i lettori.

L’articolo ebbe oltre 100.000 lettori (o, meglio, click), oltre 150 messaggi di commento inviati al blog e centinaia di condivisioni su facebook.

Tuttavia, nessun giornale di Messina, né l’unico cartaceo, né quelli on line, nèle televisioni ripresero la notizia.

Che la rosticceria più frequentata di Messina, dove le famiglie portano i bambini a fare feste, fosse stata chiusa per carenze igieniche secondo i giornalisti di Messina non era notizia che interessasse alla gente.

Nei giorni seguenti accaddero dei fatti che spiegarono meglio che non era stata questa la valutazione.

Salvatore Famulari nei giorni immediatamente successivi contattò ripetutamente l’autore dell’articolo. Voleva che l’articolo fosse cancellato dalla rete. Con cortesia e gentilezza insistette perché ci si incontrasse per definire l’accordo: “Per colpa dell’articolo nella rosticceria viene poca gente. Ci vediamo. Ci mettiamo d’accordo e lei cancella il pezzo”.

“Se ci sono scritti fatti in maniera non corretta mandi una rettifica e verrà pubblicata. Altrimenti l’articolo rimarrà là dov’è. Non voglio nulla, neppure un arancino”, si sentì rispondere.

Il 17 settembre del 2014 su tutti i giornali di Messina e sulle televisioni locali inizia una campagna di propaganda a favore della rosticceria dei Fratelli Famulari.

Viene pubblicato un comunicato stampa. Basta cercarlo con google (cercando “famulari apre la sua cucina”, con accanto il nome delle varie testate). E’ ancora in rete.

La campagna era ovviamente opera di un giornalista (o, per meglio dire, addetto stampa) che si era proposto a Salvatore Famulari, in quel momento in difficoltà, come colui in grado di risolvergli i problemi di immagine ed economici che l’articolo sul blog gli stava procurando e comunque di impedire che lo stesso avesse ulteriore eco.

Fu così che gli stessi giornali che avevano omesso di dare la notizia dell’esito dell’ispezione, pubblicizzarono l’igiene e le virtù della rosticceria.

Ma l’articolo sul blog continuò ad essere “un problema”.

Salvatore Famulari riprese a telefonare: “Non solo ho perso clienti ma il suo articolo mi è costato migliaia di euro di pubblicità per non risolvere nulla”, si lasciò sfuggire in una delle telefonate.

Ma chi è il giornalista (anzi, addetto stampa) che con condotta al limite dell’estorsione, organizzò la campagna pubblicitaria per Famulari?

Lo sanno i responsabili dei giornali che la pubblicità la fecero. E lo sa il titolare della rosticceria che i soldi li sborsò. Quest’ultimo, però, nel frattempo ha perso la memoria.

“Guardi non mi ricordo nulla di quella vicenda”, dice a specifica domanda Salvatore Famulari contattato questa mattina telefonicamente.