Emergenza pulci al Policlinico. Il manager Marco Restuccia, dal primo luglio scorso al timone dell’azienda, rassicura: “Situazione sotto controllo”

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MESSINA. Gli infermieri le hanno notate nei tunnel mentre trasportavano i pazienti da un reparto a un altro; gli addetti alla Farmacia se li sono ritrovati sul camice; gli operatori dell’archivio delle cartelle cliniche di Terapia intensiva neonatale sono corsi via non appena hanno aperto la porta e ne hanno visto in quantità definita “notevole”. Dopo le larve di mosca spuntate dalle narici di un degente ricoverato in Rianimazione e l’acqua inquinata da un batterio killer, al Policlinico Universitario di Messina è la volta delle pulci. La diffusa presenza dei parassiti, portatori di virus e batteri, segnalata da più parti, ha costretto i vertici dell’azienda universitaria a misure di emergenza. Al termine di un tavolo tecnico convocato d’urgenza si è deciso di chiudere tutti i percorsi sotterranei interni che collegano gli 11 padiglioni e da cui sino a qualche minuto prima che scattasse l’allarme passavano medici, pazienti, vivande e vestiario, e di avviare la disinfestazione straordinaria ad opera dalla ditta titolare dell’appalto, la cui attività periodica avrebbe dovuto prevenire situazioni di questo tipo.

Gatti nel controsoffitto

La paura è che i parassiti si siano potuti infiltrare nei reparti se non addirittura nei blocchi operatori. Il manager Marco Restuccia, dal primo luglio scorso al timone dell’azienda, rassicura: «La situazione è sotto controllo. Tra qualche ora dovrei avere la relazione della ditta di disinfestazione che attesta che dopo la prima operazione non sono state riscontrate pulci: non la posso mostrare. Non lo dico io, lo dice la ditta. La direzione sanitaria in queste ore sta facendo il giro di tutti i reparti per verificare la presenza e per rimuovere le criticità: sinora non mi è stato comunicato nulla». Tra le criticità ci sono «la presenza di gatti  nel controsoffitto del corridoio dell’Unità operativa complessa di Neuropsichiatria infantile, fonte di cattivo odore e caduta di liquami»: è stata segnalata senza esito, così come  la presenza di  insetti    nell’archivio,  più volte e, da ultimo, nella mattina del 4 agosto dalla caposala del Dipartimento Materno infantile alla direzione sanitaria. Di questo però il manager dichiara «di non sapere nulla».

Emergenza sanitaria

L’emergenza pulci ripropone il tema delle condizioni igienico sanitarie all’interno dell’ospedale più grande della città (500 posti letto e 2mila e 500 dipendenti) su cui hanno gettato inquietanti ombre i Nuclei dei carabinieri specializzati in ispezioni igienico sanitarie (Nas).  I minuscoli insetti hanno trovato molto accogliente la struttura sanitaria mentre è in una fase cruciale l’inchiesta giudiziaria sulla morte di Vincenzo Misuraca, il paziente palermitano ritrovato dai familiari con le larve di mosca nelle narici qualche giorno prima della morte avvenuta a 62 anni il 18 luglio del 2011 in Rianimazione, reparto sterile per eccellenza. Sulla scorta di approfonditi accertamenti (fondati su prelievi e analisi di campioni biologici) dei Nas che hanno tracciato un quadro preoccupante delle condizioni igieniche sanitarie generali, la Procura di Messina a gennaio del 2014 ha recapitato 9 avvisi di garanzia.
Con l’accusa di omissione in atti d’ufficio e omicidio colposo sono finiti sul registro degli indagati l’allora direttore generale Giuseppe Pecoraro, i primari di Rianimazione Angelo Sinardi e di Neurochirurgia (dove Misuraca aveva subito un intervento chirurgico) Franco Tomasello (sino al giugno 2013 rettore dell’ateneo); Rosalba Ristagno direttore sanitario di presidio e Sebastiano Coglitore, direttore di Cardiologia e presidente del Comitato per la lotta alle infezioni ospedaliere. I Nas hanno smentito i due consulenti della Procura, Salvatore Maria Costarella e Antonino Trunfio, che avevano depositato una perizia totalmente assolutoria: i due medici sono finiti sul registro degli indagati con l’accusa di falsa perizia.

 

Larve e Nas in corsia

Secondo l’ipotesi della Procura, invece, Misuraca è morto per un’infezione letale da Candida parapsilosilos e da Klebisiella Pneumonica contratta all’interno della struttura di viale Gazzi. Il proliferare di questi germi è stato possibile – sempre secondo l’accusa – perché Pecoraro (dal 2008 alla guida del nosocomio), Coglitore, Ristagno, Coglitore, Sinardi e Tomasello nel corso degli anni precedenti avevano omesso di fare quello che prevedevano i protocolli sanitari per mantenere gli standard minimi di igiene e salubrità degli ambienti ospedalieri, imposti dalla legge a tutela della salute dei degenti. Ai cinque è pure contestato di avere tenute nascoste le infezioni letali che aveva contratto Misuraca omettendo di segnalarle secondo le procedure previste in questi casi. Dopo la denuncia della figlia di Misuraca Valentina e della moglie scoppiò il putiferio. Il manager Pecoraro scaricò la responsabilità sugli infermieri addetti alla cura del malato: in 10 finirono sono procedimento disciplinare. La fecero franca: sostennero con successo che la scarsità delle condizioni igieniche era dovuta a motivi strutturali. Nell’occasione, la Rianimazione fu chiusa per lavori urgenti che mostrarono le condizioni di degrado in cui il reparto era tenuto da anni. Passarono pochi mesi e i Nas tornarono nelle corsie del Policlinico. Attirati a marzo del 2012 da una segnalazione anonima, scoprirono che l’acqua che usciva dai rubinetti, usata dai pazienti per l’igiene personale e dai chirurghi per lavarsi le mani prima di prendere il bisturi, era inquinata da pseudomonas aeruginosa, un altro batterio killer. L’allora direttore sanitario, Manlio Magistri, ordinò la chiusura della sale operatorie, rimaste vuote per alcuni giorni. Il direttore generale Pecoraro, invece, smentì tutto e reagì promettendo denunce per procurato allarme. Tuttavia, qualche mese dopo al Policlinico apparvero dei cartelli di “Acqua non potabile” su tutti i rubinetti e i pazienti furono invitati a usare l’acqua minerale per lavarsi le parti intime. I Nas nelle loro informative hanno segnalato alla Procura che in un ospedale, dove i pazienti si recano per curarsi, l’acqua non può essere non potabile. Mentre a Messina i cartelli mettevano paura ai pazienti e ai loro familiari, per i dirigenti dell’assessorato alla Sanità guidato prima da Massimo Russo e poi da Lucia Borsellino, “non c’era alcun problema”.

 

Michele Schinella per Corriere.it del 7 agosto 2014

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