“Qualcosa di nuovo a Messina”, per Lo Straniero di Goffredo Fofi

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 Renato Accorinti

MESSINA. Non appena ha saputo di aver vinto al ballottaggio e di essere diventato sindaco è andato di corsa, come un atleta, lui professore di educazione fisica che si muove da sempre in bicicletta, a Palazzo Zanca, sede del Comune di Messina. Ha varcato il portone di ingresso e si è tolto le scarpe “per stare con in piedi per terra”. La fascia tricolore, simbolo di primo cittadino, l’ha fatta indossare a un bambino perché, ha detto “voglio essere il sindaco di tutti i bambini e lavorare per dare un futuro e una speranza di una città migliore ai più giovani”. Al termine della proclamazione, come primo atto concreto di amministrazione, ha fatto rimuovere una barriera che impediva ai cittadini di entrare liberamente a Palazzo Zanca perché “gli amministratori se si isolano e senza la partecipazione di tutti non potranno mai risolvere alcun problema e nulla potrà mai cambiare”. Qualche giorno dopo è andato a far visita ai detenuti del locale carcere di Gazzi, in Italia uno di quelli in cui le condizioni di vita sono più disumane a causa della fatiscenza della struttura e del sovraffollamento.

I primi passi di Renato Accorinti, 59 anni, da sindaco di Messina rappresentano ciò che è.

Educatore a scuola ma anche “per strada e di strada”, pacifista da sempre vicino alla causa tibetana, animatore del movimento “No ponte” che si batte da anni contro la costruzione del ponte sullo Stretto, ambientalista, anarchico noto per decine di battaglie civili, Accorinti è diventato primo cittadino di Messina senza l’appoggio di alcun partito, fuori dai partiti, sostenuto da un movimento “Cambiamo Messina dal basso”, fatto di giovani, di docenti universitari, di esponenti del cattolicesimo impegnato nel sociale, del volontariato e di orfani del partito comunista.

Lo slogan del movimento rappresenta quella che è la sua sfida ora che è diventato sindaco: governare Messina con il sostegno e la partecipazione di tutti; cambiare il modo clientelare in cui la città era stata governata dai potentati politici di destra e, soprattutto, di centro (la sinistra, quella figlia del partito comunista in riva allo Stretto non ha storia) e che ha progressivamente lasciato nel bisogno e fuori dalle istituzioni le periferie e le decine di villaggi che compongono una città di 240mila abitanti che si estende in lunghezza per 40 chilometri; i disoccupati (secondo i dati elaborati dai sindacati, la disoccupazione giovanile raggiunge, a Messina, la percentuale del 41,6% contro il 37% nazionale); le classi meno abbienti che ancora oggi vivono in quartieri fatti di baracche: intere categorie di cittadini marginalizzati e, dietro le promesse di case e posti di lavoro, bacino di voti decisivi per stabilire chi debba comandare (non governare) a Messina.

Renato AccorintiRenato Accorinti è diventato sindaco della città di Messina battendo il candidato del centro sinistra, l’uomo di Francantonio Genovese, deputato nazionale, nipote di Ninno Gullotti, notabile della Democrazia cristiana per otto volte ministro, imprenditore con interessi nel

campo dell’edilizia, nel settore immobiliare, alberghiero, della formazione professionale, e soprattutto della navigazione: è socio, infatti, dell’impresa che cura in regime di monopolio il traghettamento nello Stretto da cinquant’anni.

La sfida culturale prima ancora che politica lanciata da Renato Accorinti è di includere nel governo della città chi ne è ai margini. Una sfida ancora più ambiziosa se si considera che dai beneficiari di questa battaglia non abbia avuto neppure un minimo di sostegno nelle urne: l’analisi del voto, seggio per seggio, infatti, ha mostrato che “gli ultimi e gli esclusi” invece di ribellarsi ed affidarsi a chi era portatore di valori altri rispetto alla classe politica che li aveva governato ha confermato una volta di più che lasciare nel bisogno i cittadini rimane il modo migliore per ottenerne il consenso.

Accorinti ha assunto questa responsabilità in uno dei periodi più drammatici della storia della città che, priva di un tessuto imprenditoriale vero, vive di terziario e di assistenzialismo (basti pensare che gli enti pubblici contano il doppio del personale necessario e si registra un numero di pensioni di invalidità da record nazionale): il Comune infatti, gravato di debiti che si fatica financo a quantificare (le cifre vanno dai 300 ai 500 milioni di euro) è sull’orlo del default.

Ha intercettato il malcontento della media e alta borghesia di una città depressa, in grave crisi economica e culturale, una città senza la speranza di un futuro per i propri figli, una città che è in coda a tutte le graduatorie per qualità della vita: traffico e inquinamento da grande metropoli, servizi pubblici scadenti, pubblica amministrazione lenta e incapace, ospedali da cui fuggire.

Il movimento “Cambiamo Messina dal basso” ha fatto breccia all’Università (tra i duemila docenti non se n’è trovato uno che alla vigilia del ballottaggio ha dichiarato di votare per l’avversario), tra gli operatori della sanità, tra i liberi professionisti (avvocati, ce ne sono in città in tutto tremila, commercialisti ingegneri ed architetti), ha coinvolto l’associazionismo, ha attirato tutti coloro che sono stati esclusi dal centrosinistra senza democrazia monopolizzato dal padre padrone Francantonio Genovese.

Quel malcontento che alcuni mesi prima in occasione delle elezioni politiche di febbraio aveva intercettato in tutta Italia (e anche a Messina) Beppe Grillo, l’ha raccolto tre mesi dopo, a cavallo tra maggio e giugno, il pacifista messinese.

Accorinti, però, ha nulla in comune con Grillo.

Il comico ha costruito il suo consenso soffiando, senza troppa fatica, sul fuoco dell’antipolitica, più predicata che praticata: ha sparato a zero, e non era neanche così difficile, contro la vecchia classe politica ma non ha proposto un modo di governare diverso né hai mai avuto intenzione di dare risposte ai problemi della collettività. D’altronde Grillo non si era “mai sporcato le mani”, nel senso nobile dell’espressione, s’intende.

Renato AccorintiIl docente, invece, il consenso l’ha costruito sulla sua storia personale: è stato sempre un “politico”, nel senso nobile del ha sempre vissuto dentro la polis e per la polis, tra i cittadini (a contatto fisico, visto che nell’epoca della comunicazione tecnologica non ha mai avuto un cellulare né tantomeno un profilo facebook) e dalla loro parte . Si è sempre sporcato le mani e ci ha sempre messo la faccia con l’accortezza di un vero pacifista di non puntare l’indice contro le persone ma contro i fatti. Differenze, queste, che l’hanno indotto a rifiutare la candidatura sotto le insegne del movimento di Grillo, quando visti i successi del Movimento 5 Stelle, poteva essere una scelta di opportunismo. Il pacifista è rimasto fedele alla sua storia e ha avuto ragione.

A Messina dopo la sua elezione si respira un’aria nuova, un’aria di primavera, si vive in un’atmosfera di speranza e di attesa. Il segnale che la gente vuole partecipare alla vita della comunità lo si è avuto da subito, con il primo problema sui si è dovuta misurare la nuova amministrazione alle prese con le ristrettezze economiche: la pulizia delle spiagge del litorale di Messina, affacciato sulla Calabria, lungo cinquanta chilometri, che farebbe la fortuna turistica di qualsiasi altro posto. Non sarà occasione come nel passato per foraggiare le clientele affidando il servizio alle cooperative sociali. La pulizia la farà un nutrito gruppo di volontari che si sono mobilitati spontaneamente: un fatto rivoluzionario e senza precedenti a queste latitudini dove il senso appartenenza è pari a zero.

Che nelle viscere della società ci fossero dei fermenti di cambiamento, dei sussulti di ribellione lo si era capito tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, quando un gruppo di giovani hanno deciso di ribellarsi alla mancanza di spazi pubblici per svolgere attività culturale e sociale, riappropriandosi di luoghi chiusi e in abbandono da anni nell’indifferenza generale. Hanno così occupato un teatro lasciato in abbandono da trent’anni, lo hanno ribattezzato “Pinelli”, e gli hanno ridato vita organizzando spettacoli, concerti e dibattiti. Hanno attratto il consenso e la simpatia di larghe fasce della popolazione che si è svegliata dal torpore solito. Sono stati cacciati con la forza dall’intervento della celere su ordine della locale Procura che ha contestato loro anche “l’organizzazione di spettacoli in luogo pubblico”, un reato retaggio del regime fascista. Le denunce non li hanno fermati. Hanno scoperto, occupato e animato altri luoghi di proprietà pubblica (beni comuni) e tuttavia

La resistenza allo sgombero del teatro Pinelli

La resistenza allo sgombero del teatro Pinelli

preclusi da decenni ai cittadini. Accorinti è stato sin dall’inizio al loro fianco. La sua vittoria è nata anche nel laboratorio che è stato ed è la battaglia per i beni comuni.

Vincere le elezioni è altro dal governare la città. Il pacifista Accorinti inizia la sua avventura con punti di forza e con degli handicap. Non ha mai fatto parte di apparati di partito, non ha chiesto niente a nessuno, per vincere non ha promesso nulla, non è dovuto scendere a compromessi né per carattere e storia è portato a farlo. E’ libero, come lo sono tendenzialmente i membri della sua Giunta. Può avere come stella polare solo i valori di cui è portatore- “Passeremo paro”, ha promesso con un’espressione siciliana che tradotta significa: “Per il bene della città non guarderemo in faccia nessuno”. Il nuovo sindaco ha un altro vantaggio: peggio di chi l’ha preceduto non può fare. Questo vantaggio però è un’arma a doppio taglio. Da lui la gente si aspetta ciò che dalla vecchia classe politica non si aspettava. Tuttavia il punto di maggiore debolezza è che Accorinti non ha avuto il sostegno delle classi che più soffrono per la crisi economica. Non ha niente di concreto e clientelare da promettere loro; non ha i partiti alle spalle e dunque quella rete di mediatori sociali che possono permettergli di fronteggiare e mitigare il dissenso; è minoranza al Consiglio comunale (ha 4 consiglieri su 40) e dal momento che la coalizione avversaria ha ottenuto la maggioranza assoluta al primo turno, e dovrà cercare la maggioranza provvedimento per provvedimento.

Il banco di prova saranno le prime vertenze sociali, ora assopite dall’attesa che la nuova amministrazione muova i primi passi, che scoppieranno quando i dipendenti della società che effettua il servizio di nettezza urbana o quelli delle cooperative che lavorano per il Comune non prenderanno gli stipendi con regolarità o quanto terminerà la cassa integrazione per migliaia di persone espulse dal mondo del lavoro negli ultimi due anni o, ancora, quando chi non ha casa verrà sfrattato e si presenterà com’è accaduto in passato, bagagli in mano davanti alla porta del sindaco.

Saranno le prossime settimane, i prossimi mesi, a dire se “Cambiano Messina dal basso” è una rivoluzione possibile.

 

Michele Schinella, pubblicato nel numero 158/159 di settembre 2013 de Lo Straniero

2 comments

  1. Enzo Savasta ha detto:

    Ciao, solo per informare che venerdì alle ore 18.00 era fissata presso la sede del CONI provinciale di Messina un incontro tra le Federazioni Sportive e Renato Accorinti nella sua veste di Sindaco ed Assessore allo Sport. Ebbene fino alle ore 20.00 Accorinti non si è visto (vero è che si trovava all’Università di Messina in occasione del riconoscimento alla carriera del Prof. Gaetano Silvestri). Ritengo che sarebbe stato per lui importante partecipare all’incontro visto il momento drammatico in cui versa lo sport cittadino ed i suoi impegni passati in favore del movimento sportivo messinese quando, certamente non avrebbe pazientemente atteso, per oltre due ore, Buzzanca, Genovese, Leonardi o gli assessori allo sport del tempo. Credo che lo troveremmo ancora oggi incatenato alla ringhiera del balcone del terzo piano della sala riunioni del CONI di Messina in difesa dello sport e degli atleti messinesi.
    Enzo Savasta

  2. Francesco ha detto:

    Spero che Accorinti continui a lavorare per noi.

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