Tangenti & Ricatti: a giudizio il padre padrone dell’Aias Francesco Lo Trovato, il figlio Sergio, il commercialista Grasso e i politici Sanzarello e D’Amico

Download PDF

Francesco Lo Trovato

Francesco Lo Trovato

Ricatti e tangenti. Sulla pelle dei disabili. Declinati in termini di concussione, lʼestorsione dei pubblici ufficiali. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Barcellona, Daniele Moffa, ha rinviato a giudizio il padre padrone dell’Aias nazionale, Francesco Lo Trovato, il figlio, Sergio, il commercialista Giuseppe Grasso e i politici Tatà Sanzarello e Natale D’amico. Lʼinchiesta della Procura del Longano getta ombre fosche sul modo in cui Lo Trovato (e i suoi stretti collaboratori) gestiscono e hanno gestito negli anni lʼente assistenza spastici con 15mila soci, mille e 500 dipendenti per 120 sezioni distribuite in tutt’Italia, che ogni anno in convenzione con le Asp siciliane (e di tuttʼItalia) eroga in cambio di milioni di euro prestazioni di riabilitazione.

L’impianto accusatorio si fonda sulle dichiarazioni di Luigi La Rosa e sui riscontri trovati nel corso delle indagini condotte dalla Squadra mobile di Messina. Il commercialista di Barcellona, 47 anni, sino al 23 aprile del 2010 è stato il presidente della sezione Aias di Barcellona. In quella data infatti Lo Trovato lo ha esautorato, ha commissariato la sezione del Longano per “per gravi irregolarità contabili ed amministrative” e ha denunciato per ammanchi di cassa La Rosa, rinviato a giudizio qualche tempo dopo e condannato in primo grado a due anni per appropriazione indebita.

Nella stanza dei bottoni dell’ente del Longano dalla nascita (1996), La Rosa dinanzi agli inquirenti della Squadra Mobile, a cavallo dellʼestate del 2010, aveva spiegato come i soldi pubblici venivano trasformati in fondi neri con false fatturazioni e prendevano strade che nulla hanno a che vedere con l’assistenza dei malati. Oltre a puntare l’indice contro i boss della mafia Giovanni Rao e Carmelo Dʼamico (il primo condannato il secondo assolto) il senatore Tatà Sanzarello e il suo stretto collaboratore Natale Dʼamico (per anni consigliere provinciale), ha formulato gravi accuse nei confronti di Lo Trovato, i suoi più stretti collaboratori (al tempo stesso stretti congiunti), il fidato commercialista dell’associazione Giuseppe Grasso di Catania, “usato da Lo Trovato come collettore delle tangenti”.

SOTTO SCACCO. «Agitando lo spettro delle ispezioni e del commissariamento Lo Trovato teneva sotto scacco lʼente del Longano. Sin dal momento della nascita e negli anni seguenti», aveva raccontato La Rosa. La sezione Aias di Barcellona nasce nel 1996 sulle ceneri della sezione di Milazzo travolta negli anni novanta da un’inchiesta della magistratura che aveva scoperto un giro di mazzette incassate dai vertici dello stesso ente e da vari funzionari.

I vertici dell’Aias, impersonati da Francesco Lo Trovato, nominano commissario liquidatore Giuseppe Grasso. Questʼultimo, unitamente allo stesso Lo Trovato, a Pietro Arnò a La Rosa e a Sebastiano Messina (i vertici dellʼAias locale), si prodigarono perchè tutta l’attività della sede fallita passasse alla nascente Aias di Barcellona. «Sono il commercialista di Santapaola con cui lo stesso Lo Trovato ha rapporti diretti. Non avremo alcun problema», mi disse Grasso», ha raccontato La Rosa. «Nel 1999 grazie all’interessamento dell’onorevole Sanzarello abbiamo avuto la convenzione con lʼAsp: 2 milioni di budget e 100 dipendenti: Lʼinteressamento Sanzarello costò un miliardo di lire».

AFFITTO CON MAXI TANGENTE. La nascente Aias avrebbe avrebbe dovuto pagare l’affitto a quella, in liquidazione, di Milazzo, titolare dell’immobile in cui svolgere la riabilitazione. «Il primo contratto prevedeva il pagamento a favore dell’Aias in liquidazione di 30 milioni di lire annui per 9 anni. Nel 2001 Grasso volle stipulare un contratto nuovo per la somma di 156 milioni di lire annui per 9 anni. Sembrava conveniente perchè risparmiavamo 120 milioni di lire. Invece Grasso pretese ed ottenne 300 milioni di lire: 114 milioni dati in nero finirono nelle sue tasche». E’ questa la prima delle tangenti che La Rosa ha raccontato di aver dovuto pagare. La prima di una lunga serie. “Lo Trovato imponeva la partecipazione alle assemblee di approvazione del bilancio di Giovanni Di Quattro (indagato anch’egli ma deceduto da qualche mese, ndr) cui abbiamo corrisposto 62 milioni di vecchie lire nel 2000 e 796 euro al mese, nei 10 anni successivi. 20mila euro al mese li davamo a Grasso e Lo Trovato”. Il pm Massara, confortato anche dai documenti contabili, si è convinto della bontà delle accuse e così Francesco Lo Trovato, Grasso e Di Quattro sono indagati per concussione continuata.

SOFTWARE D’ORO E RITORSIONI. «Per la gestione della contabilità l’Aias utilizzava un programma che costava 2mila euro allʼanno. Nel 2008, Lo Trovato ci impose un software di Medianet Sas, a cui siamo stati costretti a corrispondere un canone annuo di 22mila, 11 volte più di prima», ha accusato La Rosa carte alla mano. La proprietaria della società? Mirella Bongiardina, moglie di Sergio Lo Trovato. Anche per questo il padre con figlio e nuora sono accusati di concussione.« Nel 2008 decisi di non pagare pìù. Lʼeffetto? A maggio del 2009 Lo Trovato mandò 2 ispettori: uno era il genero Domenico DʼAgata. Poi commissariò lʼente. Il commissario? Il figlio, Sergio Lo Trovato”

POLITICI NEL MIRINO. Luigi La Rosa è il grande accusatore di Tatà Sanzarello, ex eurodeputato e deputato nazionale e regionale; e di Natale D’amico suo ex braccio destro. Sanzarello, già alla sbarra su richiesta della Procura di Messina per concussione con lʼaccusa “di aver incassato mazzette per un miliardo di lire in cambio del suo interessamento affinchè lʼAias nel 1999 ottenesse la convenzione con lʼAsp 5”, è stato ora pure rinviato a giudizio sempre per concussione in concorso con D’amico. Sulla scorta delle dichiarazioni di La Rosa, la Procura contesta a questʼultimo, sino a due anni fa collaboratore del deputato Domenico Scilipoti, di aver costretto i vertici dellʼAias a dargli 20mila euro in concomitanza con le elezioni provinciali del 2003 e, ancora, a corrispondere tra il 1998 e il 2004, buoni benzina per un valore mensile variabile tra i 400 e gli 800 euro. Già sotto processo Oreste Casimo, funzionario dellʼAsp 5 che secondo lʼaccusa “in cambio di mazzette accelerava le liquidazioni dellʼAsp all’Aias”.

3 comments

  1. aniello reale scrive:

    POSSO DIRE AD ALTA VOCE CHE NON CONOSCO DI PERSONA L’ING FRANCESCO LO
    TROVATO MA E CERTAMENTE UNA PERSONA SPECIALE SENZA CONOSCERMI HA SEMPRE RISPOSTO AD OGNI MIA RICHIESTA DI AIUTO PER MIO FIGLIO PASQUALE GIOVANE DISABILE HA TUTTA LA MIA STIMA PER CIO CGE HA FATTO E FARA IN SEGUITO PER AIUTARE CHI SOFFRE

  2. Salvatore Mazzei scrive:

    L’articolo dal titolo roboante, riporta sull’ Ing. Lo Trovato sulla sua famiglia e sulla sua attività frammenti di informazioni, alcune anche inesatte, farcite di gratuite cattiverie ad effetto che anziché informare correttamente il lettore (ignaro) lo indirizzano ad una visione totalmente distorta della realtà – non si capisce se tale intenzione è dovuta alla ignoranza, alla superficialità o alla faziosità del redattore – traspare però evidente e lampante la malafede tra le righe al lettore che conosce persone, azioni, tempi e luoghi inerenti i fatti narrati, lasciandolo incredulo e basito per come possa essere superata la più fervida e sconfinata delle immaginazioni denigratorie.
    Accomunare, i cognomi saliti alla ribalta delle cronache per eventi delittuosi, di mafia, estorsione e concussione con il cognome dei Lo Trovato, che da oltre 50 anni si occupano fattivamente delle attività riabilitative per i disabili su tutto il territorio regionale e nazionale è come dire “il diavolo e l’acquasanta”, se il lettore avveduto che vuole approfondire le informazioni sul cognome Lo Trovato fa una rapida ricerca internet sul Consorzio Siciliano di Riabilitazione – A.I.A.S. ed accede al relativo sito avrà modo di rendersi conto di quanto l’Ing. Francesco Lo Trovato, Presidente storico dell’Ente, è stato in grado di realizzare in termini di strutture di eccellenza per l’assistenza, cura, l’inclusione sociale e svago dei disabili.
    Leggere poi che “l ‘impianto accusatorio si fonda sulle dichiarazioni di Luigi La Rosa….” è come leggere “raccomandare la pecora al lupo” e “sui riscontri trovati nel corso delle indagini…..” riscontri costruiti artatamente in maniera preventiva strumentalizzando persone conniventi e/o persone in buona fede.
    E’ovvio che a chi è stato tolto l’osso dalla bocca per tutte le nefandezze perpetrate a danno dei disabili e dei lavoratori, per alleggerire la loro posizione non resta altro che tentare di coinvolgere chi, con accortezza ha voluto porre fine a questo sconcio, nello specifico quando si è addivenuti a commissariare la sezione A.I.A.S. di Barcellona da parte dei vertici dell’A.I.A.S. Nazionale.

    Salvatore Mazzei

    • Michele Schinella scrive:

      Nell’articolo del 2014 sono raccontati fatti, compreso il rinvio a giudizio di La Rosa per gli ammanchi di cassa.
      La sua colpevolezza in primo grado non esclude che ciò che racconta possa essere in tutto o in parte vero.
      Sono i giudici a doverlo stabilire.
      Le indagini si fondano su documenti contabili e intercettazioni telefoniche, che secondo l’accusa riscontrano le dichiarazioni di La Rosa.
      Il processo è fatto per questo e se Lo Trovato è innocente, come auguro a lui e ai contribuenti italiani, riuscirà – sono sicuro – a dimostrarlo.

Lascia una risposta