Presidente dell’Ancol “senza titolo”, Melino Capone a giudizio per truffa

Download PDF

Capone Melino

MESSINA. Era decaduto sin dal 2008 da commissario dell’Ancol Sicilia ma agiva come legale rappresentante, ingannando così la regione Sicilia che ha continuato ad erogare finanziamenti pubblici destinati alle attività dell’ente di formazione. La tesi del pubblico ministero della Procura di Messina, Camillo Falvo, è stata ritenuta fondata dal Giudice per l’udienza preliminare Massimiliano Micali che al termine dell’udienza preliminare, tenuta oggi 22 novembre 2013, ha disposto il rinvio a giudizio di Melino Capone.

Il Gup Micali ha riunito questo procedimento a carico dell’assessore alla Mobilità della Giunta guidata dall’ex sindaco Giuseppe Buzzanca a quello nato dall’inchiesta Corsi d’oro. L’inizio del processo è fissato per il 19 dicembre del 2013. Vede alla sbarra i vertici degli enti di formazione Aram, Lumen e Ancol, enti della galassia del deputato del Pd ed ex sindaco di Messina Francantonio Genovese e dell’esponente del Pdl Buzzanca. Senza il filtro dell’udienza preliminare, sul presupposto dell’evidenza della prova, oltre allo stesso Capone, sono stati già rinviati a giudizio (immediato) Chiara Schirò, moglie di Genovese; Concetta Cannavò, segretaria del leader politico ed ex tesoriere del Pd a Messina; Daniela D’Urso, moglie di Buzzanca; Elio Sauta, ex consigliere comunale del Pd e presidente dell’Aram; Graziella Feliciotto, moglie di Sauta e operatrice della formazione; Natale Lo Presti, Nicola Bartolone, Natale Capone, fratello di Melino, e Giuseppe Caliri. Sono tutti accusati di aver concorso, attraverso le fatturazioni gonfiate, a far diventare gli enti di formazione degli strumenti per drenare denaro pubblico da usare per fini privati.

L’impianto accusatorio della Procura che ha determinato oggi il rinvio a giudizio di Capone si fonda su un dato contestato duramente dalla difesa ed oggetto di una causa civile pendente davanti al Tribunale di Roma. Melino Capone era davvero (in punto di diritto) decaduto dalla carica di commissario straordinario dell’Associazione? A questa domanda il pm Falvo e i difensori di Capone (Alberto Gullino, Marcello Scurria e Dario Latella) danno una risposta opposta. Da quella che darà il Tribunale penale, aiutato da quanto nel frattempo sarà emerso nel giudizio civile, dipenderà l’esito del processo per l’ex commissario dell’Ancol, almeno per questo capo di imputazione.

Lascia un commento