Lavori ai Cappuccini, la procura indaga sull’ateneo ma i consiglieri Lo Presti e Sturniolo se la prendono con Buzzanca e Accorinti. Il vantaggio per Palazzo Zanca scambiato per danno erariale

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da sin, Tomasello, Buzzanca, Bonanno, Trommino e Cardile

da sin, Cardile, Trommino, Bonanno, Buzzanca e Tomasello

Quattrocentocinquamila euro per poter usare un impianto sportivo per 5 giorni. La procura di Messina, nell’ambito dell’inchiesta sugli sprechi dei Campionati nazionali universitari, ha sequestrato delibere e convenzioni per verificare l’illiceità penale della condotta dei vertici dell’ateneo di Messina: l’Istituzione universitaria ha anticipato 900mila (e dovrebbe sborsare, alla fine, la metà della somma) per ristrutturare e mettere a norma il campo di atletica dei Cappuccini di proprietà, però, del Comune, in modo da poterlo utilizzare giusto i giorni della kermesse (di cui era peraltro titolare il Cus), tenuta tra il 22 e il 27 maggio del 2012.

I consiglieri comunali eletti nella lista dei sindaco Renato Accorinti Cambiamo Messina dal basso, Nina Lo Presti e Gino Sturniolo, invece, usando la parolina magica “danno erariale” , se la prendono con l’ex sindaco Giuseppe Buzzanca e il suo capo di gabinetto Antonio Ruggeri, che hanno stipulato a dicembre del 2011 con il rettore Franco Tomasello e il direttore amministrativo Pino Cardile la convenzione in forza della quale l’ateneo, accendendo un mutuo al Credito sportivo, avrebbe pagato interamente lavori e, poi, il Comune avrebbe rimborsato la metà della rate sostenute dall’Università: qualcosa come 30mila euro all’anno a partire dal dicembre del 2012.

Palazzo Zanca sinora non ha pagato neppure una rata e non ha ancora stanziato in bilancio le somme necessarie a coprirle, tanto che ora il debito è diventato un debito fuori bilancio che l’amministrazione ha inserito nel piano di riequilibrio, la cui approvazione (rimessa al Consiglio comunale) significherà il riconoscimento dello stesso.

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Proprio per questo, i due consiglieri attaccano pure (una costante, qualunque sia la materia in discussione) l’amministrazione comunale guidata da Accorinti, “approssimativa e superficiale nel valutare la natura dei debiti che si sono formati in anni di gestione spregiudicata e creativa della finanza locale, che denotano un atteggiamento assolutorio e politicamente sterilizzato e  neutrale, che non considera la condizione deficitaria nella sua dimensione reale”.

IL VANTAGGIO PER IL COMUNE

Eppure, se c’è un ente che ha avuto vantaggio dall’operazione, già solo in termini di risparmio, questo è stato palazzo Zanca e, quindi, tutti gli atleti messinesi, molti rappresentati da Nino Urso, ex consigliere comunale e presidente della Fidal, la Federazione atletica leggera, nonché marito della consigliera Lo Presti. La comunità messinese si è ritrovata con una struttura sportiva, da anni in abbandono, totalmente ristrutturata in poche settimane con una spesa ridotta della metà e in più diluita in rate di 30mila euro all’anno per 15 anni. Non si capisce – a leggere l’interrogazione dei due consiglieri fondata – in base a quale valutazione politica e giuridica, visto che i lavori sono stati fatti e per contro se non fossero stati fatti la struttura si sarebbe ulteriormente degradata costringendo alla chiusura (con reale danno erariale), l’amministrazione Accorinti dovrebbe non riconoscere il debito nei confronti dell’ateneo.

IL POTERE DEI DIRIGENTI

Il debito non è stato mai inserito in bilancio (quello preventivo del 2012, predisposto non dalla Giunta Buzzanca dimissionaria, ma dal commissario Luigi Croce)  perché è nato un conflitto di competenza (negativo) tra due dirigenti, quello allo Sport (Salvatore De Francesco) e quello alla Manutenzione (Francesco Aiello) che si sono rimpallati sinora la responsabilità e non hanno mai istruito la proposta da sottoporre alla Giunta e al Consiglio, esponendo così il Comune alla richiesta degli interessi moratori che, tuttavia, il direttore generale Franco De Domenico nel richiedere l’adempimento della convenzione non ha domandato.

LA SPADA DI DAMOCLE

Il rettore Tomasello sottoscrisse l’accordo sotto la spada di Damocle della brutta figura: senza un impianto di atletica a norma, infatti, i Campionati, assegnati a Messina già dall’anno precedente, sarebbero saltati. Che l’impegno economico da parte dell’ateneo per una struttura di proprietà comunale fosse al limite se non oltre le regole di contabilità dello Stato ha consigliato di prevedere nella convenzione che l’ateneo avrebbe avuto un altro vantaggio dalla spesa sostenuta: gli studenti universitari da quel momento avrebbero potuto avere libero e gratuito accesso all’impianto. L’accesso ai Cappuccini formalmente è a pagamento ma di fatto l’entrata è libera e gratuita per tutti.

I CAMPIONATI DELLO SPRECO

Oltre ai 900mila euro anticipati dall’Università per l’impianto dei Cappuccini,  all’esame del pm Antonio Carchietti, è finita l’allegra organizzazione dei Campionati nazionali universitari, affidata al Cus alla vigilia dell’estate del 2012 nonostante i 4 milioni di euro di deficit.

La manifestazione, costata 800mila euro, è passata alla storia non tanto per le gesta di centinaia di atleti arrivati da tutt’Italia per cimentarsi in 20 discipline sportive, ma per le spese «folli». Dai 15mila euro (per una settimana di lavoro) ai 5 addetti stampa, reclutati benché fosse stata ingaggiata un’agenzia di comunicazione costata a sua volta 14mila euro; passando alla cena di inaugurazione da nababbi (30mila euro); per finire alle spese per una serie di appalti per servizi, affidati – secondo l’ipotesi degli inquirenti – senza regolare gara a prezzi più alti di quelli di mercato.

La kermesse ha finito per aggravare il deficit del Cus che poco tempo dopo è stato messo in liquidazione.

Per coprire i costi della manifestazione l’allora assessore al Turismo del Governo regionale di Raffaele Lombardo, Daniele Tranchida, docente egli stesso dell’ateneo, aveva promesso dapprima 500mila euro; poi, in extremis, il giorno prima dell’inizio della manifestazione, aveva firmato un provvedimento da 150mila euro di risorse a disposizione del suo ufficio per il sostegno alle iniziative turistiche. Dalla regione Sicilia, però, non è arrivato neanche un euro.

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