La morte misteriosa e tragica di Santino Rende: il presidente dell’Onlus Anfass Bruno Siracusano è accusato di abbandono di incapace. Ma l’inchiesta giudiziaria finisce in un vicolo cieco. I punti oscuri e le domande inquietanti

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il corridoio accanto alla serra dove fu trovato Santino Rende

Il corridoio accanto alla serra dove fu trovato Santino Rende il primo ottobre del 2014

La morte è avvenuta per le ustioni sul 70% del corpo, dopo vari arresti cardiaci, l’ultimo dei quali fatale.

Di sicuro c’è questo.

E c’è che quella mattina del primo ottobre del 2014 Santino Rende, disabile di 45 anni con ritardo mentale medio grave sin dalla nascita, era stato affidato all’assistenza e alle cure degli infermieri, dei medici e degli operatori dell’ Anfass, l’ Onlus convenzionata con l’Asp 5 di Messina che le eroga 700 mila euro all’anno.

Alle 9, infatti, era entrato nella struttura di riabilitazione di viale Giostra.

Quattro ore dopo, intorno alle 13 l’uomo è uscito a bordo dell’ambulanza del 118, in gravi condizioni.

Ma sulla causa delle ustioni, su dove specificamente se le sia procurate e su come ciò sia accaduto rimangono molte incertezze.

Mesi e mesi di indagini, tre consulenze medico legali, una perizia di un ingegnere e gli accertamenti dei Ris dei carabinieri non hanno dato risposte certe.

Rimangono – a leggere le carte dell’inchiesta –  molti dubbi e molti aspetti oscuri, soprattutto sulla causa delle ustioni che hanno portato alla morte di Santino: scarica elettrica o fiamme determinate dalla combustione degli abiti?

Parola d’ordine: archiviare

Per il sostituto procuratore Francesco Massara la morte di Santino non ha alcun responsabile.

Il magistrato ha infatti chiesto l’archiviazione delle indagini ritenendo che “nessun rimprovero penalmente rilevante possa muoversi al personale della struttura in merito alla assenza di controllo dell’ospite al momento dell’incidente”.

Eppure, un consulente psichiatra nominato dallo stesso Massara, Sergio Chimenz, aveva  concluso la sua consulenza evidenziando che negli ultimi tempi l’autonomia di Santino si era grandemente ridotta e per questo si era “reso più importante il controllo e la supervisione dei suoi gesti e atti, anche al fine di evitare comportamenti pericolosi verso sé”.

 

Imputazione… in un vicolo cieco

Il Giudice per le indagini preliminari Daniela Urbani, sollecitata dal legale della famiglia di Santino Rende, Antonello Scordo, non ha potuto non rilevare questa contraddizione tra le conclusioni di Chimenz e quelle di Massara, e ha ordinato l’imputazione coattiva a carico del presidente dell’Onlus Anfass, Bruno Siracusano, l’unico iscritto sin dall’origine sul registro degli indagati con l’accusa di Abbandono di persona incapace, aggravata dalla morte, reato per cui è prevista una pena da tre anni a otto anni di reclusione.

“L’ente aveva l’obbligo di assicurare la sicurezza dell’utente mettendo in atto tutte le misure necessarie a garantire la sua incolumità, specie in ragione delle sue condizioni. Ciò che nel caso di specie non è stato evidentemente fatto”, ha motivato il Gip Urbani.

Tuttavia, incriminare Bruno Siracusano equivale a non incriminare alcuno.

Siracusano infatti ha solo un ruolo di legale rappresentante dell’Anfass: è presidente del Cda e non fa parte dell’organico dell’Onlus, né potrebbe.

E’ dirigente medico oculista dell’Asp 5 di Messina,la stessa con cui è convenzionata l’Onlus che presiede, e presta la sua attività di lavoro giornaliero presso l’ambulatorio di via Del Vespro.

La mattina dell’incidente a Santino – secondo quanto emerge dalle testimonianze degli altri operatori – Siracusano è uno dei primi a prestargli assistenza, ancora prima dei sanitari del 118.

Ma – secondo la giurisprudenza pacifica della Corte di cassazione – hanno una posizione di garanzia solo  e tutti gli operatori sanitari con responsabilità di assistenza e cura in quanto strutturati, presenti sul posto nel momento in cui si verifica il fatto.

Se anche Siracusano quella mattina si fosse trovato per caso all’Anfass prima dell’incidente non avrebbe comunque responsabilità

Per fare,un esempio, è nella stessa situazione di un direttore generale di un’azienda ospedaliera che si trova a stazionare per caso in un reparto di ospedale in cui un paziente muore perché nessuno si accorge che si è staccata la flebo.

Nessuno degli inquirenti ha accertato se Siracusano fosse a Giostra per caso o fosse stato appositamente chiamato dopo l’incidente: e questo è uno dei ministeri insoluti dell’intera vicenda.

La responsabilità del legale rappresentante dell’ente potrebbe esserci solo se si accertasse che l’omessa vigilanza su Santino fosse dipesa da una carenza di personale.

Ma nessuna attività di indagine risulta essere stata effettuata per verificare se in servizio quella mattina all’Anfass ci fosse personale nel numero imposto a pena di rescissione dalla convenzione con l’ Asp 5 di Messina.

 

Una morte… tante verità

Il Gip Urbani ha invece condiviso la tesi del pubblico ministero Massara, senza ordinare nuove e altre  indagini, sulla ricostruzione dei fatti e sulla causa delle ustioni.

Santino nell’ora di pausa, concessa quotidianamente dalle 11 alle 11 e 30, si è allontanato dagli altri pazienti per fumare un sigaro. Mentre faceva ciò i suoi vestiti hanno preso fuoco.

E’ stato trovato completamente nudo, in arresto cardiaco, da un’operatrice accanto a una piccola serra, in una sorta di intercapedine di un metro che divideva la stessa dalle finestre della struttura.

Sulla posizione e sulle condizioni in cui è stato trovato, le testimonianze delle persone che lo hanno soccorso non sono del tutto coincidenti.

Di fatto, secondo le testimonianze, è stato rinvenuto 40 minuti dopo che era finita la canonica pausa quotidiana, alle 12 e 10.

La tesi del pm Massara avallata dal Gip Urbani è frutto soprattutto delle conclusioni cui è giunto il consulente medico legale della Procura, Elvira Ventura Spagnolo: “Le ustioni sono state procurate dalle fiamme frutto dalla combustione dei vestiti sul corpo”, ha scritto.

 

La forza di ardere in silenzio

Santino, dunque a voler seguire questa tesi è bruciato in silenzio, rimanendo paralizzato.

Non ha urlato, non ha corso, non ha fatto nulla di quello che fa qualunque essere umano squassato dal dolore lancinante del calore e della pelle che arde.

Nessuno ha sentito nulla: né gli operatori, né gli altri utenti, né i vicini benché il cortile dove è stato trovato sia circondato da case.

 

La potenza del cotone

Faceva ancora caldo e Santino quella mattina indossava, come è stato accertato, una maglietta di cotone e un bermuda dello stesso tessuto.

A seguire ancora la tesi del consulente Ventura Spagnolo, le fiamme di due capi leggeri di cotone sono state in grado di provocare ustioni di secondo e terzo grado su oltre i due terzi della superficie corporea.

I Ris dei carabinieri hanno accertato che sui brandelli di tessuto e materiale rinvenuti vicino al corpo non c’erano segni di liquido infiammabile.

Su questi brandelli di tessuto c’è un altro giallo.

La donna che si occupava da anni di accudire Santino e del suo vestiario ha dichiarato di non riconoscerli come pezzi degli indumenti che quella mattina indossava il quarantacinquenne.

Cosi come un giallo c’è su un mazzo di chiavi da cui Santino, secondo le testimoniane dei parenti, mai si separava e che aveva con se quella mattina, mai ritrovato.

La ricostruzione…. folgorata

Nettamente diverse da quelle di Elvira Ventura Spagnolo le conclusioni cui è giunto il consulente medico legale nominato dalla famiglia Rende.

La causa delle ustioni e degli arresti cardiaci?

Non fiamme, ma elettricità.

“I segni rinvenuti sulle cellule del cuore andato in arresto, e sulle derma delle mani e dei piedi nonché sulle cellule del corpo dicono – letteratura alla mano – che Santino si è ustionato per una scarica elettrica che ha attraverso il suo corpo passando per il cuore e ha fatto andare in combustione i vestiti che aveva indosso”, scrive senza esitazioni Francesco Coco, medico legale di Catania. “Depone per la scossa elettrica pure l’arresto cardiaco, che invece non è solito nei casi di ustione da fiamma”, ha aggiunto.

Questa conclusione deve però incrociarsi con un altro dato emerso nel corso delle indagini.

L’ingegnere Valentino Catanoso, altro consulente nominato dalla Procura, ha affermato in maniera netta che dove Santino viene ritrovato, accanto alla serra, non sono state rilevate possibili fonti di fenomeni elettrici che avrebbero potuto folgorarlo.

Il consulente ha allo stesso tempo accertato che “l’impianto elettrico della struttura non era a norma”, benché in teoria dovesse esserlo in quanto controllato dai tecnici dell’Asp 5, essendo presupposto essenziale per la convenzione. Tuttavia, dalle misurazioni effettuate non è risultato che l’impianto non fosse sicuro e protetto per gli utenti.

Per riassumere, se Coco ha ragione e Catanoso pure si aprono scenari inquietanti ma al momento privi di ulteriori riscontri: Santino non è stato attraversato dalla scarica elettrica nel luogo in cui è stato rinvenuto.

 

Una vita segnata

Nato con gravi celebro lesioni viene abbandonato dalla madre naturale. Santino è cresciuto a Villa Quiete sino a nove anni, quando fu adottato.

Affetto da ritardo mentale – giudicato – di media gravità, il ragazzo non è mai stato autonomo.

Negli ultimi anni con l’aggravarsi delle condizioni di salute della mamma adottiva aveva manifestato dei disturbi comportamentali trattati con blandi farmaci antipsicotici.

La madre adottiva è una delle fondatrici dell’Anfass di Messina.

 

 

 

 

 

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