Feto partorito nel bagno, condannato il ginecologo del Policlinico Scurria per omissione in atti d’ufficio. Non praticò l’aborto terapeutico perchè obiettore

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policlinico fotoIl ginecologo del Policlinico universitario di Messina Leone Scurria è stato condannato ad un anno di reclusione per non aver assistito perché obiettore di coscienza una donna che ha partorito nel wc del bagno della stanza del reparto di Ostetricia e ginecologia in cui era ricoverata. Il giudice della I sezione penale del Tribunale di Messina l’ha riconosciuto colpevole del reato di omissione in atti d’ufficio e lo ha condannato pure al risarcimento del danno.

La vicenda risale alla notte tra l’11 e il 12 giugno del 2010. La donna di 37 anni aveva programmato un aborto terapeutico per gravi malformazioni del feto: partorì nel bagno davanti alla madre e senza assistenza medica nonostante avesse più volte chiamato invano il medico di turno che si era rifiutato di intervenire perché per motivi di coscienza era tra i sanitari che non praticano l’aborto.

La vicenda fu denunciata dalla stessa donna, la quale raccontò ai magistrati la sua odissea.

L’8 giugno la 37enne si era sottoposta a un esame ecografico, che aveva messo in evidenza alcune gravi patologie del feto, anche cardiache. Il 9 giugno nuova ecografia e conferma delle gravi patologie. L’11 giugno il ricovero, la prima stimolazione, poi altre due. Tra le 22 e le 23 la donna aveva iniziato ad avere «forti e incessanti contrazioni», aveva chiesto «il soccorso del personale medico e paramedico che, tuttavia, non è intervenuto per praticarmi le dovute terapie e tantomeno qualsivoglia assistenza». Poi «un infermiere del reparto, finalmente giunto nella mia stanza, mi ha informato che sebbene avessi ormai costantemente le contrazioni dell’utero nessun medico di guardia sarebbe intervenuto in mio ausilio, atteso che gli stessi erano “obiettori di coscienza”, di conseguenza contrari all’aborto terapeutico che, contrariamente a quanto programmato, sarebbe stato eseguito il giorno successivo da altro personale medico di turno di mattina». Intorno alla mezzanotte l’epilogo: «dopo circa dieci minuti dalla somministrazione delle Spasmex, intorno alle ore 1:00-1:15, mentre mi trovavo in bagno, accudita da mia madre, ho partorito il bambino nel water». Un’ora dopo il raschiamento.

Dapprima sul registro degli indagati finirono tutti i sanitari di turno quella notte: in tutto sette. Quattro anni dopo è stato condannato uno solo di loro: il medico che secondo il convincimento del giudice essendo tra l’altro l’unico medico di guardia non poteva non assistere la donna benché obiettore. Il pubblico ministero e il legale della donna, Antonio Scordo, hanno sostenuto con successo che la legge non consente di sottrarsi all’assistenza medica quando l’aborto è terapeutico: nel caso di specie il bambino aveva multi malformazioni.

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