Calunnia, il deputato regionale Beppe Picciolo condannato a 2 anni e 6 mesi. I retroscena dell’inchiesta sul corvo che spaccò l’Udeur

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Il deputato regionale e leader dei DR, Beppe Picciolo, è stato condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione per calunnia nei confronti dell’avvocato Antonio Catalioto, ex assessore all’Urbanistica e di Nino Dalmazio, avvocato ex presidente di Messinambiente. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Messina nella tarda mattinata di oggi e chiude, almeno in primo grado, una vicenda che ha avvelenato a colpi di lettere diffamatorie anonime il gruppo politico dell’Udeur e la vita politica messinese tra il 2006 e il 2008.

ASSAGGI DI CALUNNIA. La prima lettera raccomandata a firma di Michele Germanà, architetto di Capo DʼOrlando, persona esistente, giunse al sindaco di Messina Francantonio Genovese Il 28 agosto del 2006 dallʼufficio postale di Larderia. La lettera firmata da chi risultava titolare di un fantomatico studio di progettazione Futura, prendeva di mira Antonio Catalioto, assessore da qualche mese allʼUrbanistica. «Il neo assessore Catalioto ha introdotto nuove consuetudini: per ottenere che le pratiche vadano a buon fine è necessario passare dagli studi legali vicini allʼassessore che praticano tariffe altissime». Questa in sintesi lʼaccusa contenuta nella lettera. Il sindaco Genovese trasmise subito la lettera alla Procura. Michele Germanà e Antonio Catalioto proposero denuncia non appena seppero della lettera. «Conosco lʼassessore Catalioto, ma nella mia attività professionale non ho mai avuto a che fare con lʼamministrazione di Messina», precisò lʼarchitetto Germanà.

LA PISTA. «Prima che partissero le lettera anonime Picciolo mi aveva inviato a rimettere la delega allʼUrbanistica perché troppo scottante. Mi ribadiva che dovevo stare molto attento perché cʼerano molte voci strane sul mio operato», ha raccontato Antonio Catalioto, mettendoli gli inquirenti su una pista precisa. Attraverso il numero della raccomandata si risalì alla persona autrice delle operazioni compiute immediatamente prima e dopo: Maria Pandolfino. Che, si scoprì, era dipendente dello studio Odontoiatrico di cui era titolare Giuseppe Picciolo, allʼepoca dei fatti presidente del Consiglio comunale di Messina. «Sono stata io a mandare questa missiva su indicazione del mio datore di lavoro», dichiarò candidamente Pandolfino. Le indagini era ancora coperte dal segreto quando giunse una nuova ondata di lettere anonime diffamatorie.

NUOVA ONDATA. Le lettere raccomandate arrivarono il 15 giugno del 2007 al sindaco di Messina Francantonio Genovese, al capo della Procura della repubblica, Luigi Croce, e al capo della Procura generale della Corte dʼappello, Franco Cassata. Erano state spedite 2 giorni prima da due diversi uffici postali: quello di Larderia e quello di Ponte Zaera. Avevano un mittente: lʼassociazione “Nuove Frontiere” e recavano la sottoscrizione del presidente, Giovanni Cucè. «Il presidente di Messinambiente, Nino Dalmazio e il collega di partito e assessore allʼUrbanistica, Antonino Catalioto, hanno deciso di aprire una nuova discarica a Venetico su terreni di loro proprietà. Lʼassessore Catalioto abusa delle sue funzioni per ottenere tangenti da imprenditori edili»: era questo il succo delle denuncie contenute nella tre missiva. La ricevuta di ritorno delle 3 missive giunse alla sede dellʼassociazione “Nuove frontiere” il 20 giugno 2007.

Ciccio Curcio, allʼepoca consigliere comunale del Pd e vero presidente di Nuove Frontiere, si allarmò. «Dallʼassociazione non sono mai partite lettere a codeste Autorità», scrisse immediatamente in una nota indirizzata a Genovese, Croce e Cassata.

L’AUTOGOL. Beppe Picciolo, dal canto suo, il 2 luglio del 2007 dopo aver appreso il 29 giugno del 2007 da Curcio che quest’ultimo aveva presentato denuncia all’Autorità giudiziaria, prese carta e penna, e confezionò una nota diretta alla Procura che nelle sue intenzioni sarebbe dovuta diventare una sorta di giustificazione a futura memoria ma di fatto ne aggravò la posizione processuale: “Ho ritrovato nella buca del gruppo politico dell’Udeur una serie di lettere anonime sull’assessore Catalioto, sul presidente Dalmazio, su tale architetto Germanà. Le missive che erano indirizzate ad altre Autorità venivano dallo scrivente inoltrate ai destinatari, tramite le proprie segretarie, mediante raccomandata a/r, indicando come mittente quello risultante dalle medesime missive”, precisò l’esponente politico. Che concluse con un passaggio in cui ammise di aver inviato le lettere pur sapendo che fossero gravemente diffamatorie: “Appare evidente che le note sono state scritte e recapitate da ignoti autori con intento gravemente diffamatorio nei confronti dei soggetti indicati, ledendone onore e dignità e contro i quali si pretenderebbero esemplari provvedimenti sanzionatori e disciplinari soprattutto da parte dello scrivente”. La nota costò a Picciolo l’incriminazione anche per simulazione di reato. Secondo la Procura, infatti, l’onorevole la scrisse per allontanare i sospetti da sé tentando di farli instradare su altri.

LE INDAGINI. Per lʼautorità giudiziaria è stato un gioco da ragazzi dimostrare che anche la seconda ondata di anonimi era stata recapitata  dalle stesse mani e con le stesse modalite delle prime. Maria Grillo, altra dipendente di Picciolo sentita dalla polizia giudiziaria ha ammesso:: «Riconosco come mia la calligrafia apposta sulle ricevute delle raccomandate che mi fate vedere. Le ho spedite su richiesta di Giuseppe Picciolo». Quest’ultimo, nel corso dellʼinterrogatorio dinanzi a sconcertati inquirenti ha ribadito la stessa spiegazione raccontata nella nota diretta alla Procura. E aggiunse: “Del fatto che mi erano giunte questre lettere e della mia intenzione di spedirle avevo avvertito il sindaco Genovese». Francantonio Genovese sentito dagli inquirenti lo ha smentito. «Non è vero. Mi accennò qualcosa ma io lo indirizzai al mio capo di gabinetto». Antonino Catalioto nei confronti dellʼex collega di partito è stato duro. «Mi voleva togliere di scena».

LA SENTENZA. Il giudice Mario Samperi ha riconosciuto l’onorevole Picciolo colpevole della calunnia ai danni di Catalioto e Dalmazio, per le lettere anonime del 2007. Mentre lo ha mandato assolto dal reato di simulazione di reato e, per prescrizione, dalla calunnia ai danni di Catalioto e Germanà realizzata con la prima lettera anonima del 2006.

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