Calcio scommesse, la Procura di Messina chiede gli arresti per 11 indagati. Il Gip non accorda la misura. I retroscena dell’inchiesta che coinvolge mister Arturo Di Napoli, il commercialista Pietro Gugliotta e il portiere Alessandro Berardi

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Mi costringono a fare giocare certi giocatori. Al giovedì prima delle partite vengono fatte riunioni particolari. Se voglio, posso fare aprire un’inchiesta e far fallire il Messina perché questa è una società in cui si vendono le partite”.

E’ questa la sintesi di una delle conversazioni telefoniche più significative captate nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Messina sul calcio scommesse.

Autore di questo sfogo è Raffaele Di Napoli, l’allenatore che il 3 febbraio del 2016 sostituì sulla panchina del Messina calcio il più famoso Arturo Di Napoli, costretto a lasciare la guida della squadra perché colpito da squalifica per aver truccato da allenatore del Savona la partita della sua squadra con il L’Aquila nella stagione 2014/2015.

E’ proprio Re Artù, il bomber delle stagioni d’oro del Messina in serie A, colui che  -secondo le conclusioni cui è giunto il titolare delle indagini Francesco Massara –  aveva promosso  un’organizzazione per delinquere che aveva come fine l’alterazione del risultato di una serie di partite del Messina giocate tra il 2015 e il 2016 e la truffa ai danni delle agenzie di scommesse:

Di Napoli operava – sempre per la Procura – in buona compagnia, sia da allenatore sia successivamente: infatti, un ruolo da protagonisti ce l’hanno avuto il commercialista Pietro Gugliotta vicepresidente della società sportiva, rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa nell’inchiesta Totem, e il portiere Alessandro Berardi.

Per Di Napoli il pubblico ministero Massara aveva chiesto la misura cautelare del carcere; per Gugliotta e per il portiere Alessandro Berardi e un gruppo di 8  scommettitori strettamente collegati al trio, gli arresti domiciliari. Si tratta di Eros Nastasi, Ivan Giuseppe Palmisciano , Fabio Russo, Giuseppe Messina, Alessandro Costa, Halim Abdel Khalifeh, Giovanni Panarello, Andrea De Pasquale.

Il Giudice per l’indagini preliminari ha, però, rigettato la richiesta.

Diversità di vedute giuridiche

Tecnicamente, il gip ha ritenuto che per configurare il reato contestato fosse necessario dare la prova che Di Napoli, Gugliotta e Berardi avessero promesso denaro o altra utilità ai calciatori che sono stati usati per truccare le partite e questa prova non c’è.

Il pm Massara ha proposto appello ritenendo il ragionamento del Gip non fondato giuridicamente.

Per il sostituto procuratore le cose in punto di diritto stanno diversamente e pur in assenza di questa prova il reato può essere configurato egualmente.

Deciderà il giudice d’appello cautelare il prossimo 2 luglio del 2018.

Sul fatto che almeno tre partite siano state truccate. Sul fatto che fosse stata messa in piedi un ‘organizzazione con questo scopo. Sul fatto che dopo aver truccato le partite siano state fatte puntate da persone in contatto con Di Napoli e Gugliotta, sia il pm che Gip si sono trovati sostanzialmente d’accordo.

Ad avviso di entrambi, le intercettazioni e i tabulati telefonici e alcune dichiarazioni testimoniali, permettono di affermare che l’esito di tre partite è stato concordato: Casertana Messina del 21 dicembre del 2015; Messina Paganese del 14 febbraio del 2016; Akragas Messina del 24 aprile del 2016.

Per la Procura sono state truccate pure Messina Martina Franca del 9 gennaio del 2016; Catania Messina del 24 marzo del 2016; Lecce Messina del 5 dicembre del 2016, Messina Benevento del 16 gennaio del 2016.

Il Gip però ha rilevato che a parte le giocate anomale sui risultati vincenti non ci siano altre prove che queste gare siano stato oggetto di combine.

Quando Gip e Pm si trovano d’accordo

Per truccare Casertana Messina il trio Di Napoli, Gugliotta, Berardi ha – sempre stando all’accusa – usato i calciatori Stefano D’addario, Daniele Frabbotta e Andrea De Vito. I tabulati telefonici e gli accertamenti presso i centri scommesse hanno evidenziato che Di Napoli in prossimità della partita si è sentito con Eros Nastasi, questi a sua volta oltre a effettuare puntate personalmente si è messo in contatto con Ivan Palmisciano che ha cercato e trovato Fabio Russo, il quale ha giocato una ventina di bollette vincenti.

Gugliotta invece si è sentito con Giovanni Panarello che a sua volta è entrato in contatto con Alessandro Costa, che è risultato vincitore di diverse scommesse.

Per pilotare Messina Paganese, Di Napoli si sarebbe messo in contatto con Cosimo D’eboli e Gianluca Grassadonia, rispettivamente direttore sportivo e allenatore della squadra campana.

E’ stato Sebastiano Pancaldo, titolare di un’agenzia di scommesse, a dare riscontri preziosi agli uomini della Finanza su queste due partite chiamando in causa anche persone che non erano emerse dall’esame dei tabulati: “Andrea De Pasquale ha effettuato giocate vincenti per conto di Eros Nastasi, il quale ha avuto notizie sull’esito della gara Casertana Messina da parte di Di Napoli”, ha dichiarato Pancaldo. Che in relazione all’altra partita ha affermato: “De Pasquale mi ha chiesto di effettuare giocate sull’esito poi rivelatosi esatto di Messina Paganese, ma rifiutai perché convinto che ci fosse stata combine”.

Gli indizi che Akragas Messina sia stata truccata sono in alcune telefonate tra Di Napoli, non più l’allenatore del Messina, e il noto odontoiatra Halim Abdel Khalifeh. Nel corso delle stesse i due usano un linguaggio criptico. Poi, il dentista effettua una serie di puntate vincenti attraverso Giuseppe Lo Medico e quando la partita è al già al secondo tempo e il Messina è avanti per 2 a 0 cerca in tutti i modi di puntare 1000 euro sul pareggio che in effetti poi fu il risultato finale.

Il presidente convoca tutti e fa saltare il piano

L’esame delle giocate su Messina Benevento finita 0 a 5 ha mostrato come quasi tutte le scommesse concentratasi sull’ x sono state perse. Per gli inquirenti era quello il risultato oggetto della combine. Però il piano saltò. Il presidente Natale Stracuzzi, avendo ricevuto la segnalazione di giocate sospette, alla vigilia della partita convocò tutta la squadra e la  mise a conoscenza di quanto gli era stato comunicato dall’organismo che vigila sulle giocate e dell’intenzione di presentare un esposto.

Questo – secondo gli inquirenti – portò Di Napoli e company a recedere dal progetto per non essere scoperti. Berardi, autore in quella partita di errori clamorosi, avrebbe avuto il compito di facilitare la vittoria degli avversrai.

Lo stesso portiere il giorno precedente la partita si mise in contatto telefonico con il giocatore del Benevento Amato Ciciretti. E una serie di contatti telefonici sono stati registrati nell’immediata vigilia del match tra tutti i soggetti facenti parte del gruppo capitanato da Di Napoli.

Intercettazioni scottanti

Nel materiale raccolto durante le indagini c’è l’intercettazione di una conversazione tra Re Artù e Paolo Mercurio, arrestato successivamente nell’ambito dell’inchiesta Totem e rinviato a giudizio per associazione mafiosa finalizzata alle scommesse clandestine.

Per gli investigatori oggetto della conversazione è Paganese Messina, finita 2 a 2, primo tempo 0 a 1: “Ho provato piu volte a rintracciarti..la quota relativa al segno primo tempo 2 era data a 14..“, afferma Di Napoli. Mercurio taglia corto: “Vabbè… comunque vedi tu, mi chiami a questo numero e ci vediamo subito quando c’è qualcosa“.

Il successore smentisce se stesso

Raffaele Di Napoli, il successore di Re Artù, è stato interrogato dagli inquirenti che gli hanno chiesto conto della conversazione in cui diceva di subire minacce per far giocare determinati giocatori e di riunioni particolari: “Mi ricordo solo di una riunione tra 5 calciatori e Di Napoli in bar di Messina. Il mio predecessore non ha mai interferito sul mio lavoro”.

Questa affermazione è per gli inquirenti smentita dai tabulati telefonici: infatti, la sera prima di Messina Paganese, partita truccata e oggetto del conversazione tra Di Napoli e Mercurio, l’ex allenatore contatta il mister in carica.

Una cordata sospetta

In genere è la società che ingaggia un allenatore. A Messina andò diversamente. Fu Di Napoli infatti che nell’estate del 2015 organizzò la cordata di imprenditori messinesi che rilevarono l’Acr Messina dal catanese Pietro Lo Monaco iscrivendola in extremis al campionato di Lega Pro della stagione 2015/2016.

Arturo Di Napoli si guadagnò così i galloni di allenatore. Il trio Natale Stracuzzi (presidente), Pietro Gugliotta (vice) e Pietro Oliveri non ebbero dubbi ad affidargli la squadra.

Che Di Napoli fosse sotto inchiesta per aver truccato da allenatore del Savona una partita del campionato di Lega pro della stagione calcistica precedente 2014/2015 per loro non ebbe alcuna rilevanza.

 

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