Alluvione di Giampilieri e Scaletta, nessun responsabile per la morte di 38 persone. La Corte d’appello assolve anche gli ex sindaci di Messina e Scaletta, Giuseppe Buzzanca e Mario Briguglio, condannati in primo grado a 6 anni. Non resiste la tesi del giudice di primo grado

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giampilieri

 

Tutti assolti. Non ci sono responsabili, non giuridicamente almeno, della morte delle 38 persone che furono spazzate via dalla valanga di fango, acqua e detriti che il primo ottobre del 2009 sconvolse le case del villaggio messinese di Giampilieri e del comune di Scaletta Zanclea.

La Corte d’appello di Messina ha assolto i sindaci di Scaletta, Mario Briguglio, e di Messina Giuseppe Buzzanca, che in primo grado erano stati condannati a 6 anni per omicidio colposo plurimo, e ha confermato l’assoluzione decretata in primo grado per l’ex commissario straordinario del Comune di Messina, Gaspare Sinatra, per il responsabile della protezione civile regionale Salvatore Cocina, per alcuni funzionari regionali e per ingegneri e architetti progettisti di alcune opere a Scaletta.

E’ crollato davanti ai giudici di secondo grado, salvo colpi di scena in Corte di Cassazione, il castello accusatorio messo in piedi dalla Procura, che sulla sulla scorta di una consulenza tecnica affidata a quattro periti, aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di 15 persone, alcune per condotte risalenti a 20 anni prima del tragico evento.

 

Il succo della sentenza di primo grado

 

In primo grado il Giudice Massimiliano Micali aveva per larga parte bocciato l’impianto accusatorio che aveva portato a giudizio persone le cui condotte – a leggere le motivazioni delle sentenza – non erano state neppure negligenti o imperite o, se anche ritenute negligenti, non risultavano collegate in alcun modo con un nesso di causalità alla morte delle persone.

Sintetizzando in maniera feroce, il giudice Micali aveva individuato una sola condotta omissiva che è  stata alla base della morte delle persone o di buona parte di loro.

Una condotta che aveva imputato ai due sindaci dei comuni colpiti, per legge responsabili di adottare tutte le misure necessarie per salvaguardare l’incolumità dei propri cittadini in caso di calamità naturali.

Ebbene, proprio partendo da questa precisa responsabilità – per il giudice Micali – il sindaco di Messina Buzzanca  di Scaletta, Briguglio, entrambi allertati il giorno prima dalla Protezione civile regionale sulla possibilità di perturbazioni piuttosto abbondanti, avrebbero dovuto tenere sotto controllo l’evolversi della situazione, inviando sul posto tecnici dell’ufficio di protezione civile nel primo pomeriggio allo scatenarsi del temporale; avrebbero dovuto, man mano che la situazione andava peggiorando, avvisare la popolazione dei rischi che correva rimanendo a casa e avrebbero dovuto ordinare l’evacuazione: tutte misure queste previste dal piano di protezione civile di cui si era già dotato il comune di Messina e, per quanto riguarda il sindaco di Scaletta, dalle istruzioni che aveva diramato la Protezione civile nazionale.

Quest’ultimo avrebbe dovuto pure chiudere al traffico la strada statale che taglia Scaletta (come fece il Cas (Consorzio autostrade siciliane) per l’autostrada che scorre proprio sopra Scaletta) per impedire che gli automobilisti rimanessero intrappolati e poi spazzati via dalla marea di fango, come è accaduto.

Se i sindaci avessero assunto queste precauzioni molte delle persone morte si sarebbero salvate.

Queste condotte erano dovute da parte dei primi cittadini perché gli eventi tragici erano prevedibili.

L’attività istruttoria aveva mostrato che in caso di piogge persistenti a Giampilieri e Scaletta proprio quello che è accaduto, la caduta di frane e lo spostamento di masse imponenti di acqua e detriti con conseguente pericolo alla vita delle persone, era prevedibile potesse accadere.

Che potesse accadere, infatti – come è emerso dal dibattimento – era stato in precedenza segnalato da tecnici ed era noto agli stessi primi cittadini.

I giudici d’appello questa ricostruzione del magistrato di primo grado non l’hanno condivisa. Le motivazione diranno il perché.

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